Mentre si preparava la festa per la 194 che regola l’IVG, l’interruzione volontaria di gravidanza, che compie 35 anni, leggevo un’inchiesta sul tema. Cosa è successo a questa legge frutto delle battaglie e della partecipazione degli anni ’70 e dell’emancipazione della donna? Sembra una legge umiliata, denudata, svuotata. L’obiezione di coscienza si è talmente estesa che è sempre più difficile trovare un servizio pubblico che te la garantisca: l’80% dei ginecologi, il 50% di anestesisti e infermieri per non parlare di medici di base e farmacisti. La donna deve così affrontare un esercito di nemici, come se non bastasse la sofferenza che porta dentro. Poi arriva la notizia vicino a te che ti conferma la gravità di una tendenza: il presidio pubblico di Borgo San Lorenzo in Mugello dove si applica l’IVG verrà chiuso. Le donne del Mugello dovranno recarsi all’IOT di Firenze. Il presidio di Borgo si distingue fra l’altro per il percorso di ascolto, di prevenzione e di recupero. Si parla di tagli alla sanità, si parla di primo passo per la dismissione dell’intero ospedale del Mugello, si parla di numeri. Qualcuno poi della dirigenza ASL commenta pure “ma che ve ne importa, più della metà delle donne non sono residenti”. Le donne straniere valgono il giusto. La protesta è uscita come lava: la 194 non si uccide. Si è creato un coordinamento e una raccolta di firme: coordinamentodifesa194@gmail.com. Lunedì 17 alle ore 16.00 è convocato un presidio di fronte all’ospedale per accogliere il direttore dell’ASL. Il Mugello ha subito devastazioni ambientali, è un laboratorio di sperimentazione politica, si sfrutta e poi si taglia in tutto perché tanto sta ai margini. Quel mix di mezzadria e patriarcato alla base della sua storia rischiano di farlo sempre più somigliare a una donna ripetutamente violentata. Spero che il Mugello prenda in mano il suo corpo e che abbia inizio una nuova resistenza culturale. Le donne di questa terra l’hanno appena cominciata.

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