Corsa all’oro blu

Mare nostrum ha di fronte a sé nuove e numerose minacce. Questo quadro emerge da uno studio promosso dal WWF, che attraverso il suo programma Mediterranean Marine Initiative e coordinato dal WWF Francia, ha analizzato la situazione in otto Paesi: Croazia, Cipro, Francia, Italia, Grecia, Malta, Slovenia, Spagna. Questo studio, prende in esame per la prima volta gli scenari di sviluppo di tutte le attività produttive marittime e le mette in correlazione tra di loro.
La prima minaccia riguarda la crescita senza precedenti dello sfruttamento petrolifero e del gas. Infatti, come riporta lo studio, « attualmente oltre il 20% del Mediterraneo è dato in concessione per l’industria petrolifera e del gas, e la produzione entro il 2030 di gas offshore verrà quintuplicata».
Secondo il WWF, oltre allo sfruttamento petrolifero e del gas, tutti gli altri settori tradizionali dell’economia marittima, come il turismo, il trasporto e l’acquacoltura subiranno uno sviluppo esponenziale in tutta la regione del Mediterraneo, mettendo a duro rischio la tenuta dell’intero ecosistema, se non si mette in campo una pianificazione coordinata e a lungo termine nell’intero bacino.
L’ONG si oppone dunque «al programma di sviluppo petrolifero e gas offshore», e reclama la creazioni di aree marine protette al di là delle acque territoriali, la regolazione del traffico marittimo e la creazioni di dispositivi anticollisione per i cetacei.
A livello nazionale, il referendum approvato dalla Consulta denominato anti-trivelle, può rappresentare un primo passo affinché siano i cittadini a decidere cosa fare del loro mare.
Per approfondimento: http://www.wwf.it/news/notizie/?20520
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