Tutti i giorni mio figlio che ha 15 anni ne combina una. Ho provato ad agire con le buone e con le cattive, ma nulla. Lui continua a comportarsi sempre allo stesso modo e non so più che fare. Conosce qualche bacchetta magica che funziona con i ragazzi che sbagliano? Laura

Guardi, le bacchette magiche non esistono. Esiste il buon senso e la nostra capacità di decidere. Le racconto un episodio che mi è capitato qualche giorno fa.

Bussano alla porta. Una custode mi racconta che c’è un ragazzo in infermeria e che hanno immediatamente chiamato l’ambulanza. Una compagna gli ha fatto uno sgambetto, lui è caduto male ed è molto dolorante. Il giorno dopo mi viene riferito che gli hanno riscontrato la frattura del coccige.

sgridareConvoco la rappresentante di classe che mi ripete quanto detto dalla custode. Le raccomando di sostenere il proprio compagno. Faccio allora chiamare la studentessa che ha fatto lo sgambetto. Siamo in una classe prima, hanno quattordici anni. Arriva una ragazza minuta, spaventata, che ammette le proprie responsabilità. Devo decidere se prendere un provvedimento disciplinare, come teoricamente si dovrebbe fare. Ma le punizioni alcune volte servono, altre volte no. Questa volta no, non credo. Vedo dai suoi occhi che ha capito di aver sbagliato. Lo ha capito veramente.

Mi sembra un po’ persa, cerco di orientarla. “Sono convinto che tu volessi solo fare uno scherzo, ma il tuo compagno si è fatto molto male. Credo che sarebbe importante che gli chiedessi scusa, che gli stessi vicino. È importante per lui, ma anche per te. Su quello che è successo non si può fare nulla. Ma sul presente e sul futuro possiamo fare molto.” Lei annuisce, ma non dice una parola. Si capisce che non ce la fa. Ma non conta. Quello che conta è il passaggio emotivo. Che c’è stato.

È difficile decidere cosa fare quando un ragazzo sbaglia. Troppe volte agiamo d’istinto facendo la prima cosa che ci viene in mente. A me sembra che invece dovremmo seguire una sola regola: cercare di fare le cose che funzionano, cioè quelle che possono produrre un cambiamento. E il cambiamento non avviene con le prediche. Avviene solo se riusciamo a lavorare sulle emozioni. Ma prima dovremmo imparare a capire come si fa.

 

 

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.