Da sedici anni, in un altro millennio, non eravamo lassù. Guardando tutti dall’alto in basso.
Perché, se vogliamo dirla tutta, non siamo primi in classifica a pari merito: abbiamo gli scontri diretti a favore.
E so benissimo che non abbiamo una rosa – specialmente nel pacchetto arretrato – in grado di reggere due competizioni. Che molto probabilmente non dureranno a lungo queste vertigini. Ci sta che verremo ridimensionati. Orrico tornerà a parlare di marmellate e di Sousa. Il non gioco ci verrà imputato come peccato originale. Ci verrà rinfacciato questo entusiasmo dopo sole sei giornate di campionato; come qualcuno che non impara dai propri errori. Come l’attesa della squadra alla stazione di Campo di Marte, solo una stagione fa, dopo la vittoria nella semifinale di andata in Coppa Italia.
Ma per qualche giorno voglio spaparanzarmi sulla poltrona, mettermi le mani dietro la nuca e fissare lo schermo del computer, dove campeggia un solo nome in vetta alla classifica: Fiorentina.
Perché siamo lì, bellissimi e bruttissimi allo stesso tempo, cagnacci da combattimento: a volte sembriamo incapaci di affondare il colpo e preparati mentalmente al peggio, anche sul 3-0 a favore, anche con un uomo in più. E sul gol di Icardi, eravamo già pronti a maledire le sicurezze di metà partita.
Siamo brutti come un rinvio sbilenco di Tatarusanu, che rischia di fare un autogol epocale su un innocuo retropassaggio.
Siamo brutti come un’entrata killer di Rebic.
Siamo brutti come lo sguardo assassino di Roncaglia.
Siamo brutti come il profilo di Kalinic e un primo piano su Ilicic.
Siamo così brutti che sembriamo bellissimi.
Perché adoriamo chi pressa e chi corre, chi non tira indietro la gamba, chi verticalizza e chi esulta in panchina. Chi non indossa passatine per reggersi i capelli, chi non ha un fisico da fotomodello.
Tra un po’, forse, finirà tutto, e ci sentiremo solo brutti, guardando la classifica e osservandoci allo specchio.
Ma oggi va benissimo così. Oggi, va tutto meravigliosamente bene.

il pianista

Il pianista: un’altra sinfonia

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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