I risultati delle recenti elezioni politiche sono stati sviscerati, analizzati, confrontati e commentati per giorni, fino all’esasperazione. Adesso gli elettori (in realtà anche coloro che non hanno votato) sono in attesa di scoprire quali accordi nasceranno tra i “vincitori” per provare a dar vita ad un nuovo governo. In questa fase di interregno è forse il caso di dedicare un pensiero a quello che oggettivamente è il grande sconfitto di questa tornata elettorale: il PD.

Nessuna volontà di analisi politica, intendiamoci; lo scopo di queste poche righe è solo quello di evidenziare un aspetto non così ovvio: la perdita di consensi avrà come effetto collaterale un marcato calo degli introiti del PD.

È utile ricordare, infatti, che i partiti politici sono entità giuridiche a tutti gli effetti. Come qualsiasi azienda, anche i partiti hanno costi, ricavi e devono redigere un bilancio. I costi sono evidenti a tutti (affitto delle sedi, stipendi del personale, consumi, spese per l’attività politica, etc.). I ricavi non sempre sono evidenti a tutti. Da quando non esiste più il finanziamento pubblico (ormai è rimasto solo il due per mille destinato ai partiti su base volontaria da parte dei contribuenti, tramite la dichiarazione dei redditi), le principali fonti di introito dei partiti sono le donazioni e i contributi versati dagli iscritti. Lo statuto del PD, secondo quanto riportato dal Corriere Della Sera, prevede che ogni parlamentare eletto versi nelle casse del partito 1.500 euro al mese. Nella legislatura appena terminata il PD poteva contare sui contributi versati da 378 parlamentari tra Camera e Senato. La nuova legislatura vede il numero dei parlamentari ridotto a 166. Moltiplicando il suddetto contributo per il numero di parlamentari “persi”, si evidenzia un calo degli introiti pari a 3.816.000 euro all’anno.

Oltre alla crisi politica è evidente, quindi, che ci sarà anche una vera e propria crisi nei conti del partito, che obbligherà i vertici a prendere decisioni drastiche per ridurre i costi. Tra le misure più probabili ci sarà un dimezzamento (o quasi) del personale, peraltro già da mesi in cassa integrazione a rotazione come parziale conseguenza delle elevate spese per la campagna referendaria del 2016, ma anche probabilmente il cambio di sede, dato che i 3.000 mq del Nazareno costano circa mezzo milione di euro all’anno.

Come se non bastasse l’innegabile danno economico, c’è anche da considerare la beffa dei morosi, perché alcuni parlamentari (sia del PD che degli scissionisti passati a LEU) hanno accumulato, con i mancati versamenti, debiti sostanziosi nei confronti del partito. I decreti ingiuntivi, emessi dal tribunale in questi giorni, dovrebbero obbligare i debitori a versare quanto dovuto, per un ammontare complessivo di circa 1 milione e mezzo di euro.

Chiunque arriverà alla guida del partito come sostituto dell’uscente segretario si troverà a dover fronteggiare una situazione complessa anche dal punto di vista economico.

Piove sul bagnato.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.