Un sabato mattina con il dottor Fino Fini, direttore del Museo del Calcio di Firenze ed ex direttore del Centro Tecnico Federale di Coverciano.

 

Dottor Fini, il Museo del Calcio e Coverciano. Due realtà indivisibili. Come nacque l’idea di un centro tecnico federale?

Il Marchese Ridolfi fu uno dei grandi mecenati di Firenze. A lui si devono lo stadio di Firenze, la Fiorentina, il Maggio Musicale. Fu anche costretto a vendere due fattorie per ripianare i debiti che aveva contratto per le sue attività sportive e culturali. A lui per primo venne l’idea di creare un punto di riferimento per il calcio. Ma non solo per esso. Anzi, l’idea originale era quella di favorire la crescita culturale del calcio facendolo incontrare con le altre discipline sportive. Ci voleva però un luogo di aggregazione che fosse anche equidistante tra nord e sud, al centro dell’Italia, perché allora − si era nel secondo dopoguerra − i collegamenti erano molto più difficili di oggi. Quale miglior luogo possibile se non Firenze? Allora Ridolfi era presidente dell’atletica leggera e vicepresidente del calcio. Gli vennero offerti dei terreni gratuiti ad Arezzo e Montecatini. Ma lui riuscì a convincere la Federcalcio a comprare un podere, un terreno. Che è quello su cui oggi sorge Coverciano. Allora il terreno era diviso da una strada su cui passava il filobus che andava a Settignano e poi tornava indietro da via D’Annunzio.

I lavori cominciarono negli anni ’50 e l’inaugurazione di Coverciano avvenne nel 1958. C’erano la pista d’atletica, la palestra multifunzione, la palestra per il pugilato e, naturalmente, i campi per il calcio. In questo modo, secondo l’idea del fondatore, il calcio si sarebbe “contaminato”, con gli altri sport detti impropriamente minori ma che avevano un potenziale culturale molto più elevato.

E Fino Fini?

Allora ero un giovane medico, erano i primi anni ‘50. Mi presentai da Ridolfi e mi proposi come medico della nazionale juniores (oggi under 17) chiedendo solo un rimborso spese. Poi negli anni ‘60, credo per le mie capacità, diventai medico della nazionale maggiore con la quale partecipai a ben sei mondiali, dal 1962 al 1982. Nel1966 mi fu proposto da Artemio Franchi di diventare anche direttore di Coverciano, carica che mantenni fino a metà anni ‘90. Quando andai in pensione.

Coverciano, intanto, pensava di ingrandirsi…

Negli anni ‘70 nasce l’idea di ampliare Coverciano. La Federcalcio è piuttosto ricca, il Comune di Firenze meno. Si decise di fare una convenzione in cui il Comune avrebbe espropriato alcuni terreni limitrofi e su una parte avrebbe esercitato il diritto di superficie con la costruzione di impianti di pubblica utilità. La convenzione, però, rimase lettera morta fino agli anni ‘80 quando, dopo la morte di Franchi, il nuovo presidente della Federcalcio, Carraro, mi chiese notizie di quella convenzione. Dissi che non esisteva più e fu deciso di stipularne un’altra, del tutto simile alla precedente. Metà dei terreni limitrofi al centro tecnico furono utilizzati dal Comune per i campi della Settignanese, l’altra metà dalla Federcalcio per l’ampliamento, appunto, di Coverciano. Sfruttando anche i fondi per i mondiali del ‘90 vennero fatte le opere di urbanizzazione, con il prolungamento del viale Verga. Per rendere così facilmente raggiungibile e fruibili le strutture della Settignanese e le nuove parti di Coverciano.

E si arriva al Museo del Calcio.

Fra le opere era prevista anche la ristrutturazione di un casolare. Molti tentarono di appropriarsene, dagli arbitri alla lega di serie C. Ma, per fortuna, resistetti finché un giorno non decisi di andare dal presidente della federazione Matarrese per sapere che cosa farne del casolare ristrutturato.

Avevo già l’idea di un Museo del Calcio. Anche Matarrese fu d’accordo. A metà anni ‘90 fu costituita la Fondazione Museo del Calcio. Il decreto ministeriale venne firmato nel 1996 e l’inaugurazione è del 2000, presenti il ministro della cultura Melandri e il sindaco di Firenze Dominici. Da allora ho profuso le mie energie per far crescere il museo e farlo diventare quello che è oggi: un preziosissimo centro di cultura e storia non solo calcistica. Perché è vero che esistono altri musei del calcio − come quello del Barcellona o della Juventus, bellissimi − ma nessuno così universale come questo. Tra l’altro noi come fondazione stiamo chiedendo a tutte le società di fare un proprio museo.

Il Museo del Calcio oggi…

L’ultima iniziativa riguarda l’installazione di uno schermo con 760 visi di coloro che hanno indossato la maglia azzurra. Attraverso un touch screen conosceremo la storia di questi “eroi” della Nazionale.
Attualmente il museo viene visitato da oltre 10.000 persone ogni anno ed è anche diventato veicolo di iniziative culturali. La più recente riguarda la promozione, attraverso le scuole, dei valori dello stare insieme, del rispetto dell’avversario e delle regole. Circa 1800 alunni delle scuole elementari e medie della zona di Firenze sono stati invitati qui e poi hanno raccontato la loro esperienza attraverso dei temi che poi sono stati raccolti, letti e premiati. Le frasi migliori sono poi state raccolte in un libro.
Insomma, attraverso l’esperienza del museo, stiamo provando a dare un’immagine diversa del calcio. Speriamo di riuscirci.

 

La conversazione con il dottor Fino Fini si conclude qui. La visita del Museo del Calcio è anche un viaggio attraverso la storia. Dalle magliette di lana che venivano utilizzate fino al disfacimento ai tessuti supertecnologici di oggi. Dai palloni con le cuciture a vista che con l’acqua diventavano pesantissimi (e spellavano le teste dei giocatori) alle sfere leggerissime di oggi. Dalle foto dei calciatori in bianco e nero con le spalle strette e i visi emaciati ai supervitaminizzati di oggi. Insomma “non di solo calcio” si tratta. Ma di molto altro.

Un sentitissimo grazie al dottor Fino Fini per la pazienza e l’ospitalità.

www.museodelcalcio.it

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.