IMG_20160313_004610Arriviamo al locale alle 21.30, orario di inizio indicato nel cartellone, ma prima delle 22 passate non c’è modo di entrare.
La fila all’ingresso è quella che potrei aspettarmi di trovare per un concerto “serio”, poi mi rammento che, del resto, di concerto serio si tratta, visto che di lì a poco verremo tutti metaforicamente trasportati con la DeLorean negli anni della nostra spensierata giovinezza, quelli in cui si era felici davvero senza saperlo, e che quando poi te ne accorgevi, di esserlo, eri già cresciuto, e quindi, fottuto.

Sgomita che ti risgomita, entriamo. L’età media si gira intorno ai 35-40, con pochi esemplari di over, ma anche under: quanti anni avrà chi, lo capiremo poi, all’inizio di ogni canzone; se avrà gli occhi lucidi su Mila e Shiro sarà uno degli anni ’80, sui Pokemon, classe ’90.
Entriamo che già il gruppo spalla ha iniziato a suonare, e qui un applauso meritato va alla band in questione, Bee Hive nelle canzoni e al trucco&parrucco, che si fanno chiamare i BRIAIV: bravo, bravo, bravo a chi ha avuto il lampo di genio!10401423_1336298926396045_4855243985778225596_n
Il gruppo non solo si cimenta in pietre miliari dei Bee Hive (donne, vi dice niente “BABY, I LOVE YOUUUU“??), ma anche in sigle di cartoni animati quali Daitarn e Jeeg Robot d’acciaio: scendono già le prime lacrime.
Finito di suonare i Briaiv, si annuncia a gran voce la Cristina nazionale, ma prima c’è spazio, e voglia, per un breve mix di successoni italiani (e non solo) anni ’90: hanno capito che siamo affamati di quegli anni lì, stasera, noi avventori.

IMG_20160312_222100Qualche ancheggiamento dopo (su L’ombelico del mondo è un tripudio di sculettamenti e saltelli), eccola: lei, la “sempiterna bella” (come canterebbe Guccini), la “ah bello, c’ho 52 anni ma ne dimostrerò 30 per sempre”, colei che ha il potere di far sciogliere il cuore di qualsiasi 30enne incazzato, al semplice grido di “guarda guarda in campo c’è…”.
Con lei al microfono, si entra in un trip in cui la nostalgia ti prende a labbrate, e in cui anche il più Peter Pan di tutti deve fare i conti con gli anni che sono passati. Eh, se ne sono passati. E giù lacrime come non ci fosse un domani.

Mila e Shiro, Holly e Benji, Occhi di Gatto: non ci si capisce più nulla. Ti guardi intorno e vedi gente urlante, con indosso magliettine di Creamy più piccole di almeno 3 taglie, uomini di 40 anni che chiedono a gran voce i Puffi, e che quando la canzone parte esultano che nemmeno il gol di Grosso ai mondiali.
È un delirio collettivo, ci si sente tutti in qualche modo fratelli, come se ci trovassimo seduti su un grande divano, alle 16, tv accesa su Italia 1: Bim Bum Bam, Paolo Bonolis che balbetta, e via che si parte coi cartoni, in religioso silenzio.
E se per caso tra le tante parte una sigla di un cartone che non conosciamo, dentro di noi inveiamo contro i genitori che ci spengevano la tv sforata l’ora di concessione, rendendoci conto che per tornare a studiare matematica, ci siamo persi un cartone chissà quanto bello. Sempre così, la matematica ha sempre fatto danni. 🙂

Nel marasma di tutto ciò, tra un pezzo e l’altro una brevissima introduzione della Cri, che ci invita sempre a non dimenticare mai la parte bambinesca che è dentro di noi; ora, il discorso, anche se trito e ritrito, può anche avere un senso detto da lei: il problema è quella sua voce, che qualsiasi cosa dica, alle mie orecchie arriverà sempre e solo un messaggio: FETTINE PANATE (per gli ignorantoni, cliccate qui e godetevi un pezzo miliare della serie tv Kiss me Licia).

Al di là di tutto, mi piacerebbe scambiarci due chiacchiere con la Cri, che, chissà, magari queste sigle lei le ha anche un po’ sui cojoni come Venditti ha sui cojoni i suoi occhiali da sole, se non altro per vedere che in fondo anche lei è una donna normale come me che si incazza se le si smaglia una calza o non trova parcheggio, o il ragazzo la tradisce con l’amica: insomma, mica ti metteresti a cantare “sono piccoli problemi di cuore”, vero Cri? Dubbi amletici.

Il lato amaro della faccenda è che se da piccola mi esaltavo sulla sigla che pareva durare 5 minuti, adesso non faccio in tempo ad immergermi in un cartone animato, che è già finito, avanti il prossimo. Ma a pensarci bene, ricalca esattamente quel periodo: non hai fatto in tempo a entrare dentro il meccanismo dell’infanzia, per godertela, che BANG, avanti il prossimo, eccoti nell’adolescenza.
E allora perfetto così. Diciamo.

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Silvia Nanni

Pisana (atipica, adora Livorno) ma Fiorentina d’adozione, classe ’82 (mentre nasceva la nazionale di calcio esultava per la coppa del mondo), Copywriter e Social Media Manager (bei tempi quando i mestieri erano solo in italiano), ama la musica (canta in un gruppo acustico, i Brac), il teatro (lo fa da 15 anni), Parigi e Firenze, l’odore del basilico, i carciofi e ridere in compagnia.
Adora la musica live, ed è fermamente convinta che un concerto, a prescindere dal genere e dall’artista, valga sempre la pena di essere visto (si, ok, Gigi d’Alessio è un’eccezione).
Stare ferma la spaventa, da sempre. E il tatuaggio Born to run sulla spalla, parla da solo.
Ha da poco un gatto, Alfie. O meglio. da pochi mesi Alfie si prende cura di lei.