Poco prima di Ponte a Mensola, venendo dalla città, sulla sinistra, dove un tempo si trovava uno dei tanti vespasiani pubblici, c’è ancora una nicchia, un incasso, una piccola grotta. Qualcuno, non so chi, si è preso la briga di allestire questo angolino nascosto come se fosse (anzi lo è) una piccola libreria a cielo aperto. Tutti possono prendere o lasciare un volume, in maniera molto libera, lasciando che gli stessi percorrano chissà quali vie. Là, fra un volume d’arte e un immancabile testo in francese sull’erboristeria, ancora in buone condizioni, mi sono ritrovato questo esemplare tipografico… e il destino mi ha fatto cadere gli occhi su questo passaggio: “Il nostro tempo è essenzialmente tragico[…]Per quanti cieli ci crollino sopra dobbiamo pur vivere!”
Ora che sta per arrivare la primavera, e la natura ci chiama ad un nuovo esordio, questa frase da L’amante di lady Chatterley (D. H. Lawrence) mi colpisce per la sua attualità e perché si parla di incipit: nell’inizio, in qualsiasi inizio, c’è tutto il sapore della scoperta, tutta la magia e tutto il mistero da svelare che sta di fronte a noi. E questo è così intrigante…
Per meglio ri-partire, al posto di una insopportabile tisana di verbena, vi segnalo quindi questo gioiellino che raccoglie alcuni dei migliori inizi di romanzo, approfonditi dal commento di critici e scrittori. Si parla di Fenoglio, Omero, Stevenson, Christie, Calvino, Manganelli, Ariosto, passando da Prost, Kerouac, Kundera, per tornare ancora a Tommasi di Lampedusa e Foscolo e per toccarne altri e altri ancora. Il libro si conclude con una serie di interviste ad autori celebri che disquisiscono sulla forza della “prima pagina”.
L’incipt quindi come “porta verso l’ignoto”(Stevenson), come soglia o origine che incute paura ed attrae; oppure come contratto fra l’autore ed il lettore attraverso il quale si viene “attirati dentro la vicenda” (Davide Lodge). Questa magica sirena può manifestarsi con un piccolo magnetico refrain, “sostiene Pereira” (Tabucchi), o con un’ambiguità sulla morte, “comunque fra poco sarò morto del tutto, finalmente” (Malone muore – S. Beckett); o infine con la potente aridità dello svelamento in una sorta di “trance” da preveggenza (I ventitrè giorni della città di Alba – B. Fenoglio).
Come irrefrenabile effetto collaterale, il libro vi porterà ad avere una smania insanabile di lettura proprio di quei libri, ancora non letti, al cui incipit non saprete resistere!

Edizione commentata
Fabio Pierangeli e Lidia Sirianni, Cronache dal big-bang, editrice Hacca (Kindustria), Matelica (MC), 2011

(Visited 73 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it