Come meglio descrivere il buon vecchio stadio “Comunale” di Firenze se non con queste due parole? Cuore e acciaio. Aggiungerei …cemento, ma solo per saldare indissolubilmente i due termini.

Acciaio

Fu progettato dall’Ing. Pierluigi Nervi, genio e sregolatezza del cemento armato, appunto, all’inizio degli anni ’30.  Tutte le membra di questo impianto sono percorse da fili, e chili, di acciaio. Nervature di forza che attraversando il cemento, lo trasformano in plastica indeformabile armatura. Un materiale, il cemento, che di per se non è nocivo, come ormai l’immaginario collettivo lo cataloga sulla scorta dell’associazione di idee che “cementificare selvaggiamente” sia un attributo degenere del materiale stesso mentre invece è una misera azione tutta propria dell’indole umana. Se usato con espressività, moderazione e maestria costruttiva può dar luogo a plastiche, memorabili evoluzioni spaziali. Così è stato per il nostro stadio. Sobriamente scarno nello sviluppo delle gradinate, eccezionale in alcune singole specifiche parti: le scale elicoidali, la tettoia a sbalzo della tribuna, la torre di maratona. Con questi tre elementi architettonici Nervi si giocò la partita. E non è che giocò in difesa. Attaccò di brutto. Pare che delle scale elicoidali non fu in grado di calcolarne la struttura, tanto era complessa. In pratica i committenti furono costretti ad andare “sulla fiducia” nelle sue capacità. Altri tempi. La fiducia gli fu tolta del tutto, invece, al momento di procedere al disarmo delle casseforme dell’audacissima tettoia della tribuna, una struttura a sbalzo di 22 metri, senza alcun appoggio sotto. La leggenda vuole che il giorno del disarmo nessun operaio si presentò al cantiere per paura che potesse seriamente crollare e che Nervi dovette provvedere direttamente con le proprie mani.

Audacia, innovazione, forza, semplicità, eleganza, espressività. Nervi con l’aiuto dell’acciaio donò un cuore a questo stadio.

Cuore

Quel cuore se lo son presi i fiorentini, per gettarlo oltre l’ostacolo. Perché il tifo di Firenze è viscerale. È lotta, è appartenenza, è sentirsi originali e mai banali, è rialzarsi nuovamente. Ci sono giocatori che a Firenze si sono trasformati, come Hiroshi si trasformava in Jeeg robot. Sentivano il battito della città. A Firenze, ancora oggi, si scrive 10, ma si legge Antognoni. A testa alta centrava il piede del compagno in corsa con dei lanci protonici da 60 metri. Baggio, il ragazzo che volava tra i lampi di blu e correva in aiuto di tutta l’umanità. E poi Batistuta, un maglio perforante al posto del piede. Acciaio purissimo. I fiorentini, con l’aiuto del loro cuore e di quello del loro stadio, hanno restituito il favore a Nervi rendendo i propri migliori giocatori indistruttibili come l’acciaio.

Quale miglior scenario architettonico avrebbe potuto ospitare il cuore dei fiorentini? E quale migliore gente avrebbe potuto desiderare uno stadio che un cuore già lo aveva, e l’acciaio pure?

Adesso, forse sì, è arrivato il tempo di andare in pensione, caro vecchio Franchi. Ma la fiammella che ti arde dentro, quella scintilla che distingue un impianto sportivo da un monumento, ce la vogliamo tenere, dobbiamo preservarla perché ci contraddistingue. La città dovrà farsi carico di trasportarla nel nuovo stadio, come si fa con la fiaccola olimpica, perché l’acciaio laggiù ci sarà di sicuro, ma il cuore ce lo dobbiamo mettere noi.

Le foto da 1 a 6 e la 9 sono tratte da http://www.comune.firenze.it/archiviostorico/
Le foto 7 e 8 sono tratte da http://it.wikipedia.org/
(Visited 850 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.