Quando ripenso a tutto ciò che ho dato al calcio, al tempo, le risorse e l’amore, ricevendo meno di ciò che avrei meritato per la mia devozione, guardo là, su al Nord, a quei gloriosi colori, e penso: potevo nascere nella parte giusta di Torino. Ed essere molto, ma molto più in credito con il Dio del calcio.

La vita è sofferenza. La fede calcistica è molto più che sofferenza.
E’ sudore, pianti, bagnare di lacrime la propria sciarpa; perdere un derby, imprecare e ripartire il giorno dopo. Sperando e sapendo che un giorno arriverà la vendetta. Che anch’io, un giorno, potrò alzare le braccia al cielo. Non per imprecare, ma per festeggiare.
La mia vita in viola non è stata facile. La mia vita in granata sarebbe stata ancora più dura.
Un passato glorioso, discese negli inferi, vedere trionfare, ancora una volta, gli odiati rivali. Così odiati e così vicini. Solo geograficamente.
Ma avrei un cuore grande così. Lotterei, sempre. Sempre. Cuore Toro.
Sudore e grinta. Ardore. Arrendersi mai. Mai.
Come ieri: 0-3, non vedere un pallone, ma senza arrendersi. Fino al 3-3, al pareggio.
E poi… sbagliare il 4-3 e subire il 3-4. Da Romulo.
Prima il cuore e poi quell’immancabile dose di sfiga.
Perché, sennò, non sarebbe la parte gloriosa di Torino. Quella che suda e che lotta. Quella che arriva lì, spera e poi si blocca. Quella con un glorioso passato e che non si arrende. Che fa piangere di delusioni e sgorga lacrime di attaccamento alla maglia.
Quel cuore che non dimentica i suoi fratelli gemellati. Che per loro riuscirebbe anche a perdere e cancellare un’impresa storica.
Adoro pensarla così: come un favore ad un fratello.

fonte foto:  www.zimbio.com

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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