torre_zeccaA Firenze tutti conoscono la Torre della Zecca, che s’innalza austera alla fine dei viali di circonvallazione. L’Arno la separa dalla dirimpettaia torre di San Niccolò, ma si dice che sotto il fiume vi sia un passaggio (oggi allagato) che unisce le due costruzioni. Il nome zecca deriva dal fatto che vi fu coniato il fiorino, la moneta della città. Poi i tempi sono cambiati, e a metà del secolo scorso lo storico baluardo è stato addirittura sede di un circolo ricreativo.
Se qualcuno pensava che quella fosse l’unica zecca esistente a Firenze, si è certo meravigliato leggendo una notizia − curiosa ma anche piuttosto inquietante − apparsa qualche settimana fa su tutti i giornali della città: agli Uffizi sono state trovate le zecche (nel senso di parassiti). Diciamo subito che non c’è poi tanto da scandalizzarsi. Siamo certi, per esempio, che il MoMA di New York sia pieno di topi. Anche perché la città ha un numero di ratti di poco inferiore a quello dei suoi abitanti e non ne sono immuni nemmeno i quartieri alti. Come pure siamo sicuri che nei sotterranei del Louvre o del British abbondino gli scarafaggi. Però per noi fiorentini la presenza di questi parassiti agli Uffizi è un vero affronto. Non ci consola il fatto che di sicuro si tratta di zecche… con una certa cultura! Che scelgono le proprie vittime tra le persone amanti dell’arte e della bellezza. E nemmeno ci fa sorridere il pensiero che siano riuscite a entrare acquistando i biglietti dai bagarini che, si dice, riescono a farti saltare la coda infinita vendendoti i tagliandi a prezzo maggiorato (noi, anime semplici, eravamo rimasti fermi ai bagarini fuori dagli stadi…).
Insomma, la notizia non ci è piaciuta per niente. Perché nell’immaginario collettivo gli Uffizi rappresentano un luogo magico, intoccabile. Basti pensare al Corridoio Vasariano e ai suoi tesori. Le zecche invece sono disgustose, schifose, sporche. Che ci facevano in un posto così? Come hanno osato prendere dimora in uno dei musei più famosi e conosciuti al mondo?
Naturalmente tutto è stato accuratamente disinfestato. Ma il disagio rimane. E con esso l’idea che sotto i tappeti, anche quelli più lussuosi, ci sia sempre e comunque un bel po’ di sporco.
Qualcuno sa dove sono finiti gli aspirapolvere?

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.