La verità è che ho la mente troppo offuscata per celebrare l’Alino salta-tutti. O l’esordio in maglia viola di Salah, l’euforia dei pizzaioli egiziani ed i primi progetti di costruzione di un minareto sulla torre di Maratona.
La verità è che non importa quanto tu riesca a guadagnare in un giorno o in tutta la tua vita; se appartieni ad una famiglia rinomata in tutto il mondo o se le tue creazioni hanno ispirato centinata di star. Non importa se hai un bel ciuffo piastrato e degli occhiali da intellettuale.
Quella pochette nel taschino della giacca non riuscirà a coprire quella tua goffaggine. Le tue movenze saranno comunque imbarazzanti: sarai sempre, comunque, indistintamente, uno zimbello.
Perché non importa se mezzo mondo indossa le tue scarpe, se il tuo nuovo acquisto ha appena segnato e se hai conquistato la semifinale di Coppa Italia: perché va bene la camicia sudata, ma se parte la musica, devi ricordarti che hai una certa. Devi ricordarti che, magari, non eri un leone da discoteca nemmeno nel cuore ruggente dei tuoi anni. Devi pensare che hai decine di telecamere puntate su di te. Perché quando balli, sei davvero antiestetico.
Movimento per abolire la musica dopo i gol della Fiorentina: perché, se l’immagine viene prima di tutto, allora, Andrea Della Valle a ballare, non si può proprio tollerare.

Gioca jouer: salutare!

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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