La prima volta che ho parlato con Daniele avevo 18 anni, seduti al tavolo della redazione della Piana del Corriere di Firenze. Ricordo tutto di quel pomeriggio, dal maglione che indossavo all’espressione di Daniele, che lasciava intendere “ecco l’ennesima ragazzina che sogna di fare la giornalista, e non sa cosa vuol dire”. Ma non era svogliato o distratto, era attentissimo mentre mi scrutava con i suoi occhi seri, ma gentili. “Quindi ti piacerebbe scrivere di teatro… Sai dirmi cosa vuol dire boccascena?”. Io cercavo di non far trasparire il mio terrore, non ho mai sopportato farmi vedere in difficoltà, affidandomi alla mia spavalderia. Il sabato successivo lavorai per la prima volta in una redazione, con Daniele. Sapevo solo due cose: ero nel posto giusto, e ero sempre più terrorizzata. Fino a quel momento il giornalismo era stato un sogno, la risposta alla domanda ‘cosa farai da grande’, e mai avrei pensato che a 18 anni potesse diventare la risposta a ‘cosa fai’. Ci ho messo anni prima di concedermi di definirmi una giornalista, anche se ormai la stavo facendo da tempo. Come se la reverenza per quella professione, così come mi era stata insegnata, non mi facesse ancora sentire all’altezza.

Nei mesi successivi Daniele e Elena, la sua compagna di vita e di lavoro, mi insegnarono questo mestiere, mi misero alla prova, mi fecero sudare e anche venir voglia di cambiare lavoro, perché di questa professione mi hanno sempre mostrato tutti i lati, senza mai nascondermi quanto potesse essere difficile e quanto potesse fare male. Mi dicevano di aspettarmi anni di cene alle dieci e di vacanze rimandate, ma che se avessi imparato ad amare questo lavoro, non avrei potuto farne a meno. E così è stato. Dalla mia prima firma su carta stampata, non sono più riuscita a smettere.

Nei 4 anni passati nella sua redazione Daniele Calieri mi ha fatta diventare una giornalista, come con tanti altri ragazzi. Mentre guardavo la sua bara chiusa lunedì, ascoltando i ricordi di amici e colleghi, pensavo a tutti i grazie che non sono riuscita a dirgli.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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