Tutte le volte che sento qualcuno scagliarsi contro i migranti “che vengono solo a rubarci il lavoro, che portano le malattie e corrompono la nostra società” mi viene in mente un passo della Divina Commedia di Dante Alighieri, oltre che la gradevole faccia di Borghezio.
Sullo scontro autoctoni-immigrati si sono basate la maggior parte delle campagne elettorali di questi ultimi tempi. Ma la questione era presente anche nella Firenze di Dante, ossia a cavallo tra il 1200 ed il 1300. Qui vi chiederò uno sforzo immane, ossia quello di leggere i versi del divin poeta. Sono parole che Dante fa dire al proprio avo Cacciaguida, vissuto nella Firenze del 1100 (i bei tempi andati, secondo Dante). Cacciaguida parla della sua Firenze, ancora ‘pura’ e non rovinata dai troppi migranti. Solo che allora i migranti non arrivavano dalla Tunisia, ma da molto vicino. Così inizia Cacciaguida, vero fiorentino D.O.C.G.:

Li antichi miei e io nacqui nel loco
dove si truova pria l’ultimo sesto
da quei che corre il vostro annual gioco
[…]
Tutti color ch’a quel tempo eran ivi
da poter arme tra Marte e ‘l Batista,
eran il quinto di quei ch’or son vivi.

Ma la cittadinanza, ch’è or mista
di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
pura vediesi ne l’ultimo artista.

Oh quanto fora meglio esser vicine
quelle genti ch’io dico, e al Galluzzo
e a Trespiano aver vostro confine,

che averle dentro e sostener lo puzzo
del villan d’Aguglion, di quel da Signa,
che già per barattare ha l’occhio aguzzo!
[…]
Sempre la confusion de le persone
principio fu del mal de la cittade,
come del vostro il cibo che s’appone;

Dante scrive che ai tempi di Cacciaguida, un secolo prima della sua epoca, Firenze aveva un quinto degli abitanti (eran il quinto di quei ch’or son vivi) e che i fiorentini erano ancora ‘puri’, ossia non ‘mischiati’ con gente come quella di Signa, di Certaldo o di Figline.  Quanto sarebbe stato meglio, dice il divino, tenere fuori questa gente, piuttosto “che averle dentro e sostener lo puzzo”, visto che  “Sempre la confusion de le persone principio fu del mal de la cittade”. Direi un concetto che non lascia adito a dubbi. Se lo leggesse Salvini, urlerebbe che Dante era un Leghista ante litteram e ci farebbe sopra la prossima campagna elettorale.
La cosa che mi ha sempre fatto sorridere di questo passo dantesco è una semplice considerazione evidente oggi (sette secoli dopo), ma forse non allora. La Firenze di Cacciaguida era una città piccola, non molto differente da Lucca o Arezzo o da tante altre città italiane ed europee. Un centro medievale ‘standard’, come tanti altri. La Firenze di Dante, invece, era una della città più grandi e potenti d’Europa, che stava realizzando piccoli ed insignificanti edifici come il nuovo Duomo di Santa Maria del Fiore, Palazzo Vecchio, le nuove chiese di Santa Croce, Santa Maria Novella, una cinta muraria enorme e molto altro ancora.

Firenze ai tempi di Dante era all’apice della sua potenza, con una popolazione stimata di circa 100 mila abitanti, la maggior parte dei quali provenienti dal contado per cercare maggiori fortune. Nel cantiere del nuovo Duomo, che stava sostituendo la piccola e antica chiesa di Santa Reparata, lavoravano persone provenienti da Signa, Figline, Campi, e da tutto il ‘contado’ fiorentino. Gente che aveva scelto di trasferirsi a Firenze per trovare lavoro, per sfuggire dalle vessazioni feudali delle campagne e rifarsi una vita più libera nella grande città.

 

PS. La casa di Dante è Falsa! Ripeto è Falsa! L’hanno fatta nell’800, come il balcone di Giulietta a Verona! Se volete vedere una casa famosa andate a vedere la casa natale di Renzi. Che non è fiorentino vero, ma di Rignano, direbbe Dante.

La più antica veduta di Firenze. Lo vedete il Duomo che ‘cresce’ intorno alla vecchia chiesa?

 

Non mi toccate, venite da Signa a portarci le malattie…

 

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.