Dove vai?

-Vado in piazza a giocare

Vedi di tornare per cena. 

Questo dialogo ha caratterizzato molte generazioni di fiorentini, ma non me. Io, infatti, una piazza dove giocare non ce l’avevo e se provavo ad uscire di casa nel mio quartiere di palazzi anni ’50 trovavo solo macchine, in tutte le forme e dimensioni. Una volta provai a giocare a pallone. Si affacciarono in tre o quattro a urlare di smettere, che le macchine si potevano rovinare. Ciò mi porta alla domanda essenziale. Chi aveva creato un quartiere senza piazze dove giocare o ritrovarsi? Perché avevano fatto strade di condomini e parcheggi, ma non una piazza? Perché le persone per ritrovarsi dovevano andare in un supermercato e mio nonno veniva in centro tutti i giorni per chiacchierare di Fiorentina in una vera piazza?

Chi ha costruito e pensato interi quartieri nel secondo dopoguerra ha seguito piani urbanistici che non prevedevano una piazza. Tranne in rari casi, come l’Isolotto. Qui tutto un quartiere nuovo fu pensato attorno ad una piazza, il centro della vita, con un mercato ed una chiesa. Esattamente come era avvenuto nelle periferie di 800 anni fa, quando il Comune con i nuovi ordini religiosi (Domenicani, Francescani e altri) pensarono i nuovi quartieri della città. E li pensarono attorno ad una grande chiesa, con una grande piazza dove predicare e fare mercato.

piazza dell'Isolotto negli anni '70, da http://www.comune.fi.it/export/sites/retecivica/comune_firenze/bandi/elenco_bandi.html

piazza dell’Isolotto, da http://www.comune.fi.it/export/sites/retecivica/comune_firenze/bandi/elenco_bandi.html

Un’invenzione fondamentale, la piazza, che veniva da molto lontano, dai fori romani, gli spazi più importanti per la politica e la socialità romana. E i romani avevano preso le piazze dai Greci, che avevano inventato l’agorà quando avevano pensato ad un governo che coinvolgesse la popolazione, una cosa strana, mai vista prima, detta democrazia. Quindi la piazza fu inventata assieme alla democrazia, come strumento di democrazia.

Quando nel Medioevo si ricominciò a progettare le città, vennero reintrodotte due cose fondamentali: le strade diritte e ampie, con fognature, e le piazze. I nuovi fiorentini diventavano cittadini appartenenti ai rioni organizzati intorno alla piazza, dove il Comune e i frati delle grandi chiese (come Santa Maria Novella, Santa Croce o Santo Spirito) avevano progettato un’urbanistica basata soprattutto sulla socialità religiosa. E la piazza era lo strumento essenziale per la socialità.

Ora vivo in un quartiere del centro storico con mille problemi, tra cui quello di avere due bellissime piazze medievali. Una di queste, Santo Spirito, è ancora il centro della vita del rione, anche se con mille problemi legati alla movida. La sera attira migliaia di fiorentini dalle periferie. Ed io penso che in parte sia gente come me, che non ha mai avuto una piazza e che ora, quando si vuole divertire e ritrovare, ne cerchi una.

L’altra piazza, quella del Carmine, è adibita a parcheggio da molti decenni. Usare piazza del Carmine come un parcheggio significa aver dimenticato perché sono state create le piazze e come viverle. Non per metterci le nostre belle scatoline di latta colorata, né per puro divertimento.

Dal 12 gennaio piazza del Carmine smetterà di essere solo un parcheggio. Speriamo torni ad essere una vera piazza, uno spazio democratico di socialità e di vita.

– Mamma posso andare in piazza a giocare?

No, c’è parcheggiata la mia macchina in piazza, si rovina, torna a giocare alla playstation.

il parcheggio di piazza del Carmine

il parcheggio di piazza del Carmine

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.