La scuola è finita e sono iniziate le vacanze che mi preoccupano sempre un po’ perché Manu non ha amici con cui trascorrere i pomeriggi estivi, non ne ha mai avuti, fatti salvi due ragazzini che vede sporadicamente. Questa è la realtà di “un bambino come tutti gli altri”, ma che da tutti gli altri è di fatto ignorato. Ho compreso con lui che, come i ciechi sono esclusi dal mondo delle cose, così i sordi lo sono da quello delle persone. Dal canto mio non mi sono mai fatta illusioni anche perché le storie che sentivo raccontare da altri genitori di bambini e ragazzi sordi al C.R.O. mi avevano preparato. Per scelta lo abbiamo iscritto sempre in scuole pubbliche dove abbiamo trovato insegnanti di sostegno ed educatori che si sono spesi per lui, ma i compagni…
Durante tutto il ciclo della scuola elementare sarà stato invitato sì e no a 4 feste di compleanno, ricordo ancora quella di una bimba, in prima, che invitò tutta la classe tranne lui. Non ho mai chiesto il perché, ho semplicemente ignorato quella bimba e la sua mamma per il resto dei 5 anni trascorsi “assieme”. Era comunque anche quello un dejà vu, dato che Manu ha frequentato anche la scuola materna per tre anni, ma in una classe dove, per uno strano caso del destino, i bambini erano nati tutti fra luglio ed agosto, ragion per cui non è andato a nessuna festa di compleanno. Era invisibile, ed io con lui visto che nessun genitore mi rivolgeva la parola a meno che non fosse necessario. E necessario diventò un giorno di settembre dell’anno in cui entrarono in prima elementare, quando furono affissi sul portone della scuola i prospetti con le composizioni delle classi. Inaspettatamente quella sera mi telefona a casa la mamma di un bimbo, compagno di materna, con cui non ero mai andata oltre un formale ciao. Suo figlio e Manu sono nuovamente assieme, e lei è seriamente preoccupata perché nella stessa classe c’è un altro ragazzino, con noi già alla materna, a suo dire troppo manesco e irrequieto che sicuramente rallenterà l’andamento della classe, ma che sarà soprattutto pericoloso per suo figlio, inerme, e per Manu perché gli potrebbe rompere l’impianto (premurosa)! “E quindi?” le chiedo. “E quindi domani mattina vado a parlare con il dirigente scolastico per chiedergli di spostare F. in un’altra prima ed ho pensato che se tu, che sei la mamma del bimbo certificato, vieni con me ci darà maggiore ascolto!” Sono stupefatta ma la risposta, irriverente, mi nasce sulle labbra senza pensarla troppo e le replico “…cambia spacciatore che questo non ti dà roba buona!”. Ahimè non è spiritosa e si arrabbia moltissimo, investendomi con un fiume di parole. Che ci posso fare? Non è obbligatorio andare d’accordo con tutti, mi è stato insegnato, e non voglio essere accomodante con persone così. Vedo ancora questa mamma, perché il destino ha voluto che il suo secondo figlio fosse in classe con il mio quarto, ma siamo tornate al solo, formale “ciao”.

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