Diario di un killer sentimentaleQuando vide la mia tristezza lei voleva restare, ma era già scritto che quella notte avrei perso il suo amore…
I versi di una struggente ballata messicana accompagnano i sette giorni decisivi nella vita di un killer professionista, alle prese con il suo ultimo incarico.
In un mestiere in cui “non esistono licenziamenti, ma solo certificati di morte”, sono state commesse troppe imprudenze perché il protagonista, di cui non si conosce il nome, possa proseguire oltre; solo i suoi meriti e il rispetto conquistato negli anni gli permetteranno, inaspettatamente, di avere salva la vita e di chiudere la sua carriera come un normale funzionario alle soglie della pensione.
Così una storia semplice, essenziale nei suoi meccanismi noir e nello stile asciutto con cui Sepúlveda la racconta, si fa rincorrere per mezzo mondo dietro ai messaggi di un committente senza volto, per aprirsi all’improvviso nelle ultime pagine e sciogliersi tragicamente sotto la pioggia di Città del Messico.
Qui il sicario ha un’amara sorpresa. E a questo punto un’identità di assassino, coi suoi codici e la sua “necessità”, deve mettersi alla prova davanti alle conseguenze di un amore. La scelta diventa quella di sempre, se vogliamo quella di tutti: tra la possibilità di dare vita a un sogno e l’urgenza di una natura che preme per affermarsi ancora una volta.
Il sogno, come spesso, soccombe; superare se stessi, perdonare, risulta impossibile. Tuttavia è un fatto che l’alternativa esista: lo dice l’insistenza con cui il pensiero di “lei” presente, attesa, perduta, segna la lucidità del protagonista e modifica gli schemi di una vita collaudata, oliata come una Browning quarantacinque.
Dunque, come in ogni tragedia, sono dolorosamente in gioco la forza e – per un altro verso – l’incapacità di una scelta; l’essere umanamente vincolati a dei limiti insormontabili e, insieme, il desiderio inestinguibile di oltrepassarli.
A momenti, leggendo questo brevissimo romanzo, ricordo anche una frase pronunciata da Pietro Aretino, immaginato come voce narrante in quello splendido film che è per me Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi: “Le nuove armi da fuoco cambiano le guerre… ma sono le guerre che cambiano il mondo.”
Al di là di tutto ciò che è “tecnica”, e che può influire sul corso di alcune vicende, pare insomma che siano sempre delle scelte profondamente umane, con tutto il loro carico, ad avere l’opportunità e il potere di cambiare la nostra storia.

Luis Sepúlveda è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, regista ed attivista cileno naturalizzato francese. Ha lasciato il suo Paese al termine di un’intensa stagione di attività politica, conclusasi drammaticamente con l’incarcerazione da parte del regime del generale Pinochet. Sepúlveda è molto legato alla Toscana e alla città di Firenze, che lo ha visto ospite più volte nel corso degli anni e dove, lo scorso novembre, gli è stato riconosciuto il Pegaso d’oro.
Tra le sue altre opere, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Patagonia express. Appunti dal sud del mondo, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, fino all’ultima Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza.

Diario di un killer sentimentale (1996) è edito in Italia da Guanda.

(Visited 102 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Federica Pagliai

Senese di nascita, fiorentina di adozione, girovaga per necessità e per piacere, lettrice in ogni caso. Collabora da alcuni anni con la facoltà di Ingegneria dell’ Università di Firenze, occupandosi di sicurezza sul lavoro e di formazione. Studia filosofia presso lo stesso Ateneo. Amante irrequieta e curiosa di quasi ogni forma d’arte, praticante (in sogno) di alcune, ha contribuito a fondare nel 2011 l’ associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it