Aaron Ramsey: mentre sei con gli amici ti scappa la risata. Ridi e non a denti stretti, perché certe coincidenze aiutano a dare una sorta di regole e causalità a qualcosa che esula dal nostro potere e dalla nostra comprensione. Perché spesso si esorcizza la paura con la risata.
Si dice che quando segni Aaron Ramsey, talentuoso centrocampista dell’Arsenal, muoia un vip. Sono “caduti sotto i suoi colpi” di interno destro, tra gli altri: Steve Jobs, Paul Walker, Robin Williams, Gheddafi, Osama Bin Laden, Whitney Houston e, recentemente, David Bowie e Alan Rickman.
Io sono il primo ad ammetterlo: ci ho fatto una risata. Perché non voglio essere un bacchettone ipocrita lontano dalla goliardia comune: questa serie di coincidenze ha riempito le mie discussioni al pub. Io sono il primo a fermarmi se mi passa un gatto nero davanti. Non passo sotto le scale, non metto il cappello sul letto, mi tiro il sale dietro la spalla se mi casca, sto attendo a non far cadere l’olio, non faccio le croci a tavola con le posate, guai a me se rompo uno specchio. Sì, sono scaramantico fino al midollo, roba da incenerire i manuali di scienza con il mio comportamento. Ricordo che l’unica volta in vita mia che ho detto “ormai è fatta” è stato a fine primo tempo di un Fiorentina-Genoa sul 2-0 per i Viola. Ovviamente è finita 2-2 e solo il cilicio ha affievolito il mio senso di colpa.
Una premessa lunghissima per dire che non è vero ma ci credo, che preferisco non adirare la Dea bendata.
Ma quello che viene insinuato ad Aaron Ramsey va oltre. Perché si può ridere e scherzare, ci si può scambiare i posti a sedere all’intervallo per vedere se si riesce a rimontare, ma le nomee rimangono e ti logorano dentro. È sbagliato anche riderci sopra e quasi rifletterci seriamente, ma quello che hanno scritto alcuni giornali di caratura nazionale va oltre la decenza. Qui non si tratta di “sputtanare” – scusate il termine – qui si tratta di mandare in rovina una persona. Quel che è peggio, tra i sogghigni della gente che si tocca platealmente.
Siamo tutti colpevoli, ma qualcuno anche di più; perché non è vero che siamo tutti uguali e a certi poteri devono corrispondere certi valori. Qualcuno preferisce fare audience o avere più lettori facendo ridere, tra le lacrime di una “strega” che non ha colpe.
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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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