No, non è una bestemmia, so che potrebbe sembrarlo, ma non lo è, ve lo giuro. È solo la prima cosa che ho pensato dopo aver visto l’ultima puntata di True Detective 2, un universo fatto di città, deserti, montagne e persone creato da un Dio. Perché è questo che fanno secondo voi religiosi, no? Creano mondi e universi. E allora quelli di Nic Pizzolatto sono mondi senza fine, universi paralleli dove la morale è solo un foglio sbiadito pieno di cancellature che serve a poco. Veramente a poco.

E Nic non salva nessuno nelle sue storie, perché a nessuno da delle risposte. Ci trasforma in detective da divano, ci riempie di domande, d’indizi, ma mai una cazzo di risposta, perchè in fondo la vita non è una puntata di Grey’s anatomy. E ci lascia nei nostri salotti a pensare agli ossi putridi che abbiamo seppellito nei nostri giardini per essere accettati e accettabili, ci lascia con quel foglio sbiadito a chiederci se tutte le cancellature che abbiamo dovuto fare nella nostra vita ci rendono persone peggiori o migliori di quello che pensavamo. Siamo dei buoni padri? Siamo dei buoni compagni? Ha un senso il fatto che stiamo su questa terra a creare i nostri casini? Insieme ai suoi personaggi, interpretati sempre da attori in stato di grazia, scendiamo nel nostro profondo, tra buio e luce, tra odio e amore. Scopriamo di avere fatto un sacco di cose orribili ma che alla fine, nonostante tutto siamo come dei supereroi, perché se abbiamo accettato tutto di noi, anche le cose peggiori, i desideri di vendetta, i tradimenti, se come un X-Men qualsiasi siamo stati a galla senza fare troppo del male a chi ci stava intorno, forse è già tanto.

E Nic lo ripete in ogni riga del suo libro o in ogni frammento dei suoi capolavori da tv, mette in riga dettagli maniacali al servizio della costruzione del suo universo, o della sua storia. Ma non sono pacche sulle spalle rassicuranti, no, sono cazzotti nello stomaco che ti tolgono il respiro e ti aprono gli occhi. Siamo tutte persone che hanno il colore del fango, siamo tutti detective con casi irrisolti e con ossi puzzolenti sepolti nel proprio giardino. E camminiamo in città che sfornano persone sole come la Vinci dell’ultima stagione di True Detective, dove le strade s’incrociano milioni di volte senza incontrarsi. Dove in un locale gestito da una tipa con la faccia piena di cicatrici c’è la voce roca di Lera Lynn che canta per te e ti dice che svegliarsi e sempre più difficile, che fuori c’è solo il suono del dolore e vite intere che se ne vanno in fumo in un istante.

Play. Sigla. Persone. Parole. Mondo senza fine.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.