Qualcuno forse conoscerà la storia di Maddalena Carrai, la ventunenne livornese studentessa di design alla Laba di Firenze (Libera Accademia di Belle Arti) che nel suo curriculum adesso può vantare il nome di Lady Gaga. Nientepopodimenoche. Scoperta in rete nel social network Littlemonsters che racchiude i fan dell’artista, Maddalena ha realizzato alcune illustrazioni grafiche che arrederanno il villaggio dei fan (si, a quanto pare esiste anche questo) nel tour nordamericano della pop star più famosa del momento (non me ne voglia la Ciccone). I più disillusi (o invidiosi?) diranno che questa è una storia di fortuna, i più speranzosi (o illusi?) vedranno in Maddalena l’esempio che, diamine, qualcuno ce la fa davvero. Ce la fa a creare qualcosa legato al proprio talento, alla propria ambizione, al proprio studio. E, nel caso di Maddalena, ce la fa anche a farsi pagare per questo. Perchè in effetti, il lavoro dovrebbe voler dire questo e spesso lo dimentichiamo anche noi. Fino a 18 anni parliamo di sogni, poi si inizia a parlare di obiettivo, fino a che quello che vogliamo fare nella vita si accosta sempre più con i termini utopia e impossibile. Quando però arriva qualcuno che apre lo scrigno e ci dà la possibilità di esaudire un desiderio, come quello di provare a fare il lavoro dei sogni, ricevere un compenso sembra davvero troppo. Stage, tirocini, collaborazioni sono modi per imparare un mestiere, ma non sono fare un mestiere. Eppure sembrano gli unici “ibridi” di lavoro riservati ai giovani, quella categoria che sembra più disastrata di Paperoga o dei Panda. Ma se ogni storia ha una morale, da quella di Maddalena si può imparare che avere il talento e la voglia per fare un mestiere possono portare da qualche parte, e che tenere qualcosa sotto chiave serve davvero a poco quando si parla di sogni (lo so, io ho superato i 18 anni, forse dovrei cambiare parola). Quello che invece serve davvero, almeno per quello che sto imparando dai miei di vent’anni, è provare. Ci sono lavori più facili da trovare, obiettivi più semplici da raggiungere, ma mi piace pensare che non ci sia ambizione che non si possa provare a realizzare. E mi piace pensare che preparazione, talento e volontà premino ancora. Certo, a volte un pizzico di fortuna, o forse proprio una manciata, fa proprio comodo. Fortuna è quello che ho avuto anche io, quando a 18 anni venni a sapere per caso che all’allora Corriere di Firenze cercavano dei giovani collaboratori. La mia avventura nel giornalismo, che fino a quel momento, e da quando avevo nove anni, era stato un sogno, nato con un pennarello come microfono e una telecamera di Topolino, è iniziata così. La mia fortuna non è stata solo quella di trovare un posticino in cui poter imparare a fare il mestiere dei miei sogni, e capire che era davvero quello che volevo fare nella vita, ma anche di conoscere persone che mi hanno presa per mano e condotta nel labirinto di questo lavoro, che spero di poter fare per sempre, ma che facile non è. Voglio concedermi un piccolo lusso, però. Il lusso di pensare che la mia non sia stata solo fortuna. Ma si, voglio prendermi questo merito, voglio pensare che se ho avuto una possibilità è perché ci ho creduto davvero, perché ho saputo coglierla, e ho rinunciato a tanti pomeriggi liberi, a tante vacanze, per girare la Piana fiorentina a caccia di notizie. Io non sono certo il direttore di Repubblica adesso, ma sono iscritta all’albo dei pubblicisti, ho un libretto nel portafoglio che dice che sono una giornalista. A me, basta guardare quello per capire che qualcosa ho fatto fino ad ora, e che non è sempre vero che i giovani non possono andare da nessuna parte. I discorsi più diffusi quando si parla di giovani sono legati al lavoro, anzi alla mancanza di lavoro, di prospettive, di realizzazione professionale. A discorsi del genere soprattutto se fatti da chi giovane non è più, ho sempre dato lo stesso peso dei discorsi da bar, ma quello che mi spaventa e che mi rattrista è sentirli fare da miei coetanei. Non è facile, non lo è affatto, sopportare rifiuti e delusioni e nonostante tutto continuare a tentare, ma c’è un’alternativa? Forse esiste un limite di porte in faccia dopo cui le ambizioni si sgonfiano, e forse ognuno sa quale sia il proprio, ma avere vent’anni ti dà così tanto, ed è così bello, che può permettersi anche di diventare difficile, di farti durare un po’ di fatica. Sicuramente Maddalena non aveva raggiunto il suo limite quando ha scritto una mail all’art director di Lady Gaga proponendole i suoi lavori. Lei, dal suo computer a Livorno, a Marla Weinhoff, che nel suo curriculum ha i nomi di Jennifer Lopez e Madonna. Ecco, Maddalena, tra una tavola e l’altra, per favore facci un favore: entra in un qualsiasi bar della tua bella Livorno coi tuoi disegni, e smentisci quei discorsi che scoraggiano i ventenni di tutta Italia.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.