Nulla ha senso. Siamo scimmie. Siamo animali. Dovremmo prendere e distruggere tutto. Dovremmo prendere la nostra cucina Ikea country chic e il 48 pollici full hd e gettarli in strada, prendere un cazzo di martello demolitore e fare a pezzi ogni singolo oggetto che abbiamo intorno, fare a pezzi le nostre sicurezze, le nostre assurde collezioni di libri, vinili e cd. Dai, pensateci bene, un giorno morirete, era così fondamentale passare tutte quelle ore a progettare la cucina con uno scoglionatissimo commesso a righe dell’Ikea o perdere interi pomeriggi su Amazon?

Ho 40 anni (scusate la parentesi autobiografica) e sempre più spesso ho pensieri come questo, mi viene voglia di sfasciare cose e oggetti, specialmente quando provo un senso di non senso (scusate il gioco di parole) e di vuoto. Ma so di non essere solo, che ci sono altri demolitori in giro.

A volte ne ho parlato con qualcuno di questa cosa di sfasciare il mondo, sorrisi di circostanza, silenzi imbarazzanti, ok parliamo di altro. E io allora parlo d’altro.

Però il fatto è che finalmente arriva al cinema Demolition, che è una specie di porno della distruzione girato da uno dei più grandi registi degli ultimi anni, Jean Marc Vallée, ovvero Dallas Buyers Club e Wild, ma anche il bellissimo e meno conosciuto Café de Flore, quindi sono eccitato e vorrei venire a casa vostra e farvi a pezzi il frigorifero, ma so che non posso e quindi scrivo qui.

E Demolition è la storia di Davis, un immenso Jake Gyllenhall, uno che perde il senso di tutto quando la moglie Julia muore in un incidente stradale. Un percorso che parte da una demolizione per arrivare alla ricostruzione di qualcosa, che passa dal senso di solitudine, dalla distanza, dal comportarsi in modo strano ed essere guardati con disapprovazione dai colleghi di lavoro, dal tagliarsi e farsi crescere la barba, dal piangere in fila al supermercato o dall’uscirsene con frasi a caso in metropolitana fino a scrivere lunghissime lettere al servizio clienti dei distributori automatici dell’ospedale dove Julia è morta. Tutto pur di arrivare a trovare un minimo di logica. E così Davis prima comincia a smontare cose con precisione pensando che sia la strada giusta per ripararle ma non è così, non per lui, sente che ha bisogno di altro e allora arriva il martello demolitore e il Jcb a distruggere tutto: la cucina, la casa, i rapporti personali, nel tentativo di arrivare all’essenza delle cose. E no, l’essenza non è la cucina Ikea, almeno non per Jean-Marc Vallée.

Demolition potrebbe essere un classico film sul lutto, un percorso di redenzione stereotipato, ma è talmente pieno di cose che sarebbe riduttivo definirlo così, perché Vallée ci mette dentro davvero tutto ma senza mai perdere il filo: storie, vita, canzoni e attori in stato di grazia, compreso Judah Lewis che interpreta Chris, un adolescente gay che è l’unico in grado di capire Davis fino in fondo. Perché Chris invece di regalare comprensione o sorrisi di circostanza a Davis gli racconta il proprio dolore e la sua sofferenza con generosità, gli regala la sua voglia di distruggere il mondo, prende e impugna il martello demolitore con lui.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.