2016_0123_16434800E cosi sia.
Vorrei vivere in un luogo e in un tempo dove non è necessario coniare un nuovo sostantivo per descrivere e contabilizzare il male estremo di un uomo verso una donna;
vorrei vivere in un luogo e in un tempo nel quale possedere un donna significa averla nel cuore, nel cervello, nel sangue, nell’aria che si respira, e non fra le mani mentre le si stringono intorno al collo;
vorrei vivere in un tempo e in un luogo dove, in seguito alla morte violenta di una giovane donna, si possa leggere un articolo come questo:

“A. è stata uccisa.
A è stata uccisa in casa sua, nella sua intimità, dall’uomo con il quale aveva liberamente deciso di intrattenersi.
A. aveva 35 anni era giovane, carina e aveva scelto di vivere nella parte pulsante della vecchia Firenze in uno di quei pochi angoli che ancora conservano il sapore e l’impronta della “vecchia” città proprio per respirarne il sapore, l’odore; lei nordica, abituata ad altri e più freddi caratteri, voleva lasciarsi contaminare dalla schiettezza e dalla benevola irriverenza della città e dei suoi abitanti. E così era stato, ed era diventata parte vera del quartiere.
A. viveva il suo tempo guardando al domani con fiducia e gioia.
È per questa sua fiducia e questa sua voglia di vivere che A. è stata uccisa.
A. è stata punita dalla violenza di un uomo che, ancora una volta, non ha riconosciuto in lei, nella donna che in quel momento gli stava accanto, una sua simile, ma anzi, come spesso accade, l’ha considerata come un suo divertimento, un suo possesso, anche se, in questo caso, solo di poche ore.
Cosa importa quale fosse la nazionalità, la provenienza, la religione dell’uomo?
Cosa importa se in questo caso fosse l’uomo di una sola notte e non il compagno della vita?
Cosa importano questi dettagli quando è sempre la violenza del maschio sulla femmina che ci si trova a dover raccontare e contare?”

Vorrei vivere in un luogo e in un tempo dove queste cose non accadono, ma, qualora maledettamente dovessero accadere, vorrei che fosse il vero e necessario cordoglio l’unico filo conduttore del racconto, assieme alla più schietta e indubitabile riconoscenza della sola, vera, unica vittima senza strumentalizzazioni e stereotipi a fare da inutile e francamente assurdo contralto.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…

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Arrendersi mai…

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8 marzo