Al Glue in  Viale Fanti a Campo di Marte c’è quasi sempre un buon motivo per andare, domani sera è un motivo cinematografico perché in programmazione c’è …e ora parliamo di Kevin di Lynne Ramsay, un film che: o lo guardate al Glue o non lo guardate da nessuna parte!

 

Pugni nello stomaco

E ora parliamo di Kevin racconta per un ora e mezza, con impietosa e chirurgica attenzione, le difficoltà di una madre alle prese con un figlio abbastanza psicopatico. Al punto da spingere la stessa madre a cercare con il passeggino cantieri dove il frastuono dei martelli pneumatici riesce a coprire i pianti ininterrotti del piccolo Kevin. Il tutto in un continuo andare avanti e indietro temporale che ci porta in un crescendo di tensione verso una tragedia annunciata già dalle prime scene.

Il film è un pugno dello stomaco, 90 minuti in cui la poltroncina che sta sotto lo spettatore sembra avviarsi verso la tragedia insieme a Tilda Swinton e la sua famiglia, verrebbe voglia di fermare il film o zavorrarsi al pavimento, ma non lo fate, perchè il film è un bel film. Certo, probabilmente vi spingerà il giorno dopo a cercare su google parole chiave come: “sterilizzazione”, “anticoccezionali sicuri 100%”, “otturare tube di falloppio senza farsi scoprire”, “essere felici senza figli”, ecc..

 

Ma anche no

Ma non lasciatevi ingannare, perché alla fine, nel suo modo simbolico e angosciante questo film è un inno alla maternità, e a quel rapporto inspiegabile che riesce a tenere dentro tutto (quasi sempre) senza spezzarsi. Anche un figlio assassino, che ti distrugge la vita e ti costringe a ricominciare da zero. E non c’è da stare da nessuna parte. E se questa lettura non vi convincerà saranno le canzoni della colonna sonora a farlo, intermezzi musicali spesso scansonati come In the room dei Beach Boys e Every Day di Buddy Holly che sembrano cercare di descrivere i continui cambi di stato d’animo della madre di Kevin.

 

Figlio, accetta la tua strada

E che non sono canzoni scelte a caso lo testimonia Mother’s Last Word To Her Son del Washington Phillips già presente anche nella bellissima OST di Elizabethtown che si chiude con:

 

My wondering mind was going astray

la mia mente stava andando fuori strada

Was saying , “son, Accept the way”

e lei disse, “figlio, accetta la tua strada”

 

[http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=OZXS4tnmI_0]

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.