Ve lo ricordate il numero di telefono dell’universo?
Io no.
Eppure ce l’ho dentro come tutti voi. Costituiti tutti noi dalle scorie del Big Bang.
E la vita?
Una pausa fra due eternità.
E di eternità tratteremo oggi: essì, miei cari disperati amici, proprio di eternità! E quale eternità se non quella che l’Arte ci offre senza chiedere niente in cambio?
Tornerebbe meglio se vi chiedessi se è nato prima l’uovo o tuttafirenze.it?
Sono molte, in verità, in verità vi dico, le simbologie che attraversano il nostro immaginario: alcune di queste si sono stratificate intorno ai grandi miti, sia pagani che religiosi. Ed è noto come alcuni di questi abbiano perso il loro significato originale per divenire altro, metafora o stereotipo o altro ancora, entrando così nel linguaggio comune sia come termini idiomatici che come mere immagini.
Incontrai Tiziano Vecellio, il grande pittore vissuto a cavallo fra il ‘400 e il ‘500 ma non necessariamente a cavallo. Nel senso che perlopiù camminava con le sue gambe.
Ebbe l’intelligenza di avviare con grande abilità un’impresa d’Arte che lo rese uno degli artisti più ricchi della storia.
Magnifico è il repertorio e la tecnica di questo grande pittore, curioso è invece l’origine di una delle sue opere di impronta sacra. L’Ecce Homo!
E non fate quella faccia! Non ho detto “Ecce Home“! Che è quando finalmente trovate la pagina principale di un sito qualsiasi!
Insomma, precipitai fuori dal wormhole ululando come un cretino e andai a sbattere proprio contro la faccia di un poveraccio seminudo che posava davanti al Grande Maestro.
Il poveraccio, un uomo barbuto e male in arnese, stava in realtà rimirando un uovo gigantesco, dono del Grande Pittore, offerto in pagamento della prestazione d’opera o meglio, della sua posa.
L’uomo, colpito in pieno volto dal mio, svenne e perciò fu un problema tenerlo in piedi. Continuava a cadere giù e dovemmo puntellarlo con i pennelli più lunghi ch’erano a disposizione.
Tiziano fu molto gentile con me: benché fosse un vecchio signore consapevole della sua Arte e della sua influenza, davanti a un simile evento barcollò anch’esso un poco! Vedersi apparire dal nulla un uomo urlante, vestito in modo bizzarro, non era un prodigio comune e comunque la cosa poteva sempre odorare di zolfo…
Egli però, esperto com’era delle cose di mondo, capì subito che non ero un pericolo maggiore della peste e tollerò così la mia presenza.
Mentre tentava di ritrarre lo sventurato ancora svenuto per l’urto contro la mia faccia, quest’ultimo si svegliò dando in escandescenze, vuoi per la botta, vuoi per lo choc.
La fragile impalcatura di pennelli che lo sosteneva non poté trattenerlo e questi iniziò a girare per la stanza urlando, invece di starsene fermo in posa.
Fu così che io e Tiziano ci scambiammo un’occhiata d’intesa e balzati sul poveraccio l’immobilizzammo senza indugio. Ma questi si dibatteva come un forsennato tanto che dovemmo colpirlo ripetutamente per alcune ore, fin quasi a sfinirci.
Tiziano, ad un certo punto, in preda a una furia inarrestabile, estrasse un flagello e massacrò di frustate il disgraziato che cadendo finì con la testa dentro una cesta dove, aggrovigliato, trovò del filo spinato che gli si attorcigliò intorno al capo come una corona.
Quello, rialzatosi ancora più terrorizzato, si lanciò contro di me per fuggire, al che io lo colpii con un grosso legno che era unito alla sommità ad un altro legno, tanto da formare una sorta di croce.
Quando lo raccogliemmo e rimettemmo in posa era ancora svenuto.
Per farmi perdonare, gli posi l’uovo gigantesco, probabilmente un uovo di Velociraptor, un terapode saurischia (Cretaceo superiore) fra le braccia, così ch’egli sembrasse guardarlo con amore.
Quando il quadro fu terminato Tiziano ebbe un sussulto! Ciò che egli vedeva rappresentato, alla fine non era forse l'”Ecce Homo”, cioè il Cristo davanti a Pilato?
Il pittore m’abbracciò e volle gratificarmi conservando il mio volto sull’opera appena finita, opera che fu poi ritoccata togliendo l’uovo e il logo di tuttafirenze.it, per non incorrere in scomuniche da parte della Chiesa.
Quando poi ci salutammo, il povero disgraziato modello si risvegliò di colpo emettendo un urlo così potente da spalancare un altro wormhole nel quale subito fui aspirato.
L’ultima cosa che udii dire a quell’uomo fu: “Dannato pittore, che peste ti colga!”
E così pare che sia poi avvenuto perché il grande Tiziano Vecellio morì di peste il 27 agosto 1576 alle 16.35 ora di Greenwich.
Sì, morì senza rimedio e tornò ad essere scoria del Big Bang… ma sempre eterna rimase la sua Arte.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.