Era da prevedere che tutto il calore assorbito dalla terra e dall’acqua in questa estate da incubo sarebbe stato risputato nell’aria in forma malefica. Ma a memoria d’uomo nessuno ricorda un allarme per il “caldo torrido” sovrapposto a quello per “maltempo e temporali”. Eppure questo è quello che è accaduto in una stagione malsana che qualcuno si ostina ancora a definire “bella”. Il Comune di Firenze − dopo che sabato primo agosto la Natura si è presa beffe di lui − ha deciso che era meglio mettere le mani avanti e chiudere la stalla quando qualche bue era ancora dentro. Certo, difficile prevedere quello che è accaduto. Verso le otto di sera, quando il turbine si è quietato, parte della città ha dovuto fare i conti con case scoperchiate, alberi abbattuti, sottopassi allagati, automobili sventrate, vetri sbriciolati. Un disastro. Temuto e non certo inaspettato. Adesso si deve fare i conti con la possibilità che tutto questo accada di nuovo. Perché ormai stiamo diventando un Paese sempre più tropicale che mediterraneo (e Firenze, in questo, è all’avanguardia). Qualche esperto ha detto che le case future dovranno avere tetti diversi, perché quelli di oggi resistono solo ai temporali estivi “normali”. Quelli con fulmini, tuoni e pioggia che bagna e basta. Anche i pini − alberi marittimi belli e fragili, con le radici orizzontali e poco profonde − dovrebbero essere sostituiti da colleghi forse meno “stilosi” ma capaci di affrontare venti ciclonici. Non dubitiamo che qualcun’altro, prima o poi, dirà che le automobili dovranno avere vetri blindati e tetti in acciaio per sopravvivere a chicchi di grandine grandi come nocciole e a tegole volanti.
Intanto sarebbe già tanto che non fosse troppo complicato avere i risarcimenti. La macchina, dicono, si è già messa in funzione. Confessiamo però di essere rimasti stupiti quando il sindaco ha chiesto lo stato di emergenza poco prima della partita Fiorentina-Barcellona del 2 agosto. Qualcuno, a ragione, avrebbe potuto obbiettare “ma quale emergenza se sono tutti arrivati allo stadio?”. Di sicuro non c’erano quelli che avevano la macchina sfondata. E che hanno dovuto vedersi la partita su Mediaset. Sempre che la loro casa avesse ancora il tetto… .
Insomma, forse la partita non si doveva giocare, visto anche che lo stadio è in uno dei due quartieri più colpiti dal maltempo. Lo spettacolo può anche fermarsi. Soprattutto quando gli effetti collaterali di un disastro sono così gravi.
ombrello

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.