Se questa vi pare faccia poco Natale, avete ragione. Anzi, direi proprio per niente! Eppure è stata la colonna sonora del nostro giro natalizio: tra piazza Duomo, via Calzaiuoli, Santa Croce… Insomma: il giro degli addobbi, delle luci, delle vetrine “Merry Christmas”, i babbi natale e compagnia bella. Quello che avete fatto tutti, dai. Perché si sarà stati qualche miliardo, a far lo struscio su quel pavé, domenica. E se anche risentendola, continua a sembrarvi poco natalizia, potreste chiedere a David, quello col cappello, sì: “Com’è che l’hai scelta per il tuo spettacolo di marionette?!”. Io un’idea ce l’ho. Me la son fatta vedendo il piedino di Pietro che seguiva il ritmo, mentre Sancho se la suonava e se la cantava. Un burattino che più brutto non si può. Inquietante, ecco. Con quella smorfia da fantoccio, un po’ ingrigito, sgualcito… E invece, partita la musica: dieci minuti di ritmo e divertimento puro. È uno spettacolo lui, David col cappello. E sono uno spettacolo i suoi burattini: lui, lei, il cane… Al primo show eravamo gli unici spettatori, al secondo eravamo diventati una ventina e al terzo, una piccola folla. Al quarto non ho retto: va bene i burattini, ma poi anche basta.
Abbiamo passato il resto del pomeriggio tra presepi, alberi di Natale e migliaia di gambe. Sì, perché se sei alto un metro scarso, è quello che vedi. Quando me ne sono resa conto – poveri figli – ho accelerato il passo e ce ne siamo tornati a casa, al calduccio. Siamo poco adatti, noi, allo struscio natalizio. Giusto un giro di culebron, quello sì!

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.