Firenze, nell’estate del 1963, col suo fascino estivo, i suoi vicoli, i suoi problemi, e un suo concittadino, l’autore appunto della storia, che la usa da cornice e non solo, per questo suo noir d’esordio. Ci si addentra così, portati per mano, in questa storia classica che, fin dalle prime pagine, ci riserva un’analisi psicologica dei personaggi molto ben curata. La parte umana, le paure della guerra, i propri rimorsi, gli amori mancati, sono aspetti che subito rubano la scena alla storia poliziesca. La figura del commissario, così distante dallo stereotipo del funzionario di polizia, appare subito molto reale; piena di fragilità e di insicurezze quanto granitica nella sua onestà di uomo di legge, ma alla sua maniera! La scena della cena a casa del commissario è, a questo proposito, illuminante: vi partecipano ex ladri, come il Botta, riconvertiti alla passione della cucina, ladri sfortunati come il Canapini, il medico legale Diotivede, l’aiutante Piras, perfino l’inventore folle, Dante, che pure fa parte dei sospetti, in una sorta di florilegio d’umanità insuperabile.

Si riflette sulla vita, sulle occasioni perdute, che forse il destino non concederà più, e su quell’atteggiamento malinconico dell’animo umano che è il ricordo: il primo contatto col sesso, la prima struggente storia d’amore, le figure dei nostri cari ormai annebbiate dall’oblio.

I piccoli vizi, come il fumo e il bere, e quelli grandi come l’aiutare chi ha bisogno, anche se è un ladruncolo e questo fa incazzare il questore!

Ognuno può vederci un po’ di intuizione alla Holmes, o di bonarietà alla Maigret o il sorriso amaro e inconsolabile di un Marlowe nostrano, ma quello che più colpisce infine, fra l’acre odore di una cicca non spenta e il retro gusto amaro di una birra ormai non più fredda, è l’equilibrio perfetto fra il racconto “giallo” e l’introspezione sui vari protagonisti. Tutto questo attraverso un perfetto uso dei registri nei dialoghi e nelle descrizioni di una Firenze appiccicosa d’afa.

Bella scrittura, curata e fluida.

Ah, dimenticavo… un aiutino per i più curiosi… l’assassino, NON è il maggiordomo!!!

Edizione commentata

Marco Vichi, Il commissario Bordelli, Ugo Guanda Editore, Parma, 2007

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it