Dorando_portretC’è un fil rouge che unisce Ligabue (il Liga), Correggio in Emilia e sir Arthur Conan Doyle: Dorando Pietri. Nato a Correggio – come il Liga – ebbe l’onore di essere protagonista di un famoso articolo del benemerito inventore di Sherlok Holmes, che contribuì a mettere l’ex garzone di pasticceria, poi maratoneta di successo, al centro di una delle vicende più famose della storia dello sport.

Olimpiadi di Londra, 1908. Conan Doyle che è già famosissimo ( Uno studio in rosso è del 1887 ) segue le Olimpiadi per il Daily Mail. Quel 24 luglio, giorno della maratona, scrive il suo pezzo  dalle tribune dello stadio olimpico Sheperd’s Bush, dov’è posto l’arrivo, stracolmo di 100.000 spettatori.

Pietri adotta una tattica rischiosa in maratona, fa sfogare gli avversari (56 i partenti) per poi recuperarli tutti nel finale. Si presenta da solo dentro lo stadio, il numero 19 sul petto e una pezzola bianca in capo. La folla è in tripudio. Anche Conan Doyle applaude “il piccolo ragazzo” descrivendone l’apparente fragilità. Poi tutto lo stadio partecipa al suo interminabile calvario: sopraffatto dallo sforzo, cinque volte cade e sviene, “il piccolo italiano”, cinque volte viene accudito e aiutato a rialzarsi dagli addetti impietositi. Finalmente taglia il traguardo, una manciata di secondi prima dell’americano Jhon J. Hayes.  Pietri ha corso (si fa per dire) gli ultimi 350 metri in oltre 9′! Quando passa davanti al palco reale, dove siede Conan Doyle, lo scrittore annota: “Faccia gialla, occhi vitrei e inespressivi (…) nessuna traccia di intelligenza sul suo volto.” Secondo regolamento, la vittoria va all’americano. Ma quel genio di Conan Doyle si fa interprete dei 100.000 dello  Sheperd’s Bush: è l’italiano l’eroe vero, di proporzioni epiche. Lo scrive sul Daily Mail e convince la regina Alexandra a fargli omaggio, il giorno dopo, di una coppa d’oro, tale e quale  a quella assegnata a Hayes.

Pietri diventa all’istante famoso in tutto il mondo. Chi l’ha detto che solo la vittoria paga? Si ritirerà dalla scena sportive tre anni dopo e aprirà un’autorimessa per taxi a Sanremo. Ma rimarrà un mito olimpico per sempre.

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Bruno Confortini

Avrei voluto essere Einstein o Maradona (soprattutto Maradona), ma non è andata così. Giornalista pubblicista, scrittore di storia locale, biografie sportive, racconti, poesie e haiku, vivo in Mugello, lavoro a Firenze.

Scheda bibliografica

Libri di storia:

Ha curato(con Francesco Nocentini) la ristampa di “Comunista non professionale”,Comune di Firenze, 2005; “Da San Frediano a Mauthausen” ,Comune di Firenze, 2007; Ha collaborato al volume di AAVV “Monte Giovi. Se son rose fioriranno”, Polistampa, 2012.

Libri di sport:

“Club Ciclo Appenninico 1907. Il lungo diario di una secolare storia sportiva”, Tip. Toccafondi, Borgo San Lorenzo, 2007 (in collaborazione con Aldo Giovannini); “Grande Vigna! Sandro Vignini, il ragazzo e il calciatore”, Pugliese Editore, Firenze, 2009; “L’angelo biondo di Vicchio. Guido Boni, una storia degli anni ’50”, Geo Edizioni, Empoli, 2014; “Scommetto di no” (raccolta di racconti) Meligrana Editore, 2016; “ Mugello e Val di Sieve in rosa”, Geo Edizioni, Empoli, 2017.