“Disoccupate le strade dai sogni”, è questo lo striscione che sta sulla facciata sopra l’ingresso della Libreria Al Castello a Prato, proprio davanti al castello, quello di pietra. Una citazione di Claudio Lolli come uno schiaffo per tutti. 40 anni di attività e la chiusura. Me ne sono accorta tardi e quello striscione benda m’ha accolto impreparata. Lucia del Castello mi aveva ribattezzata Francesca. Una volta aveva sbagliato e da lì era diventato il nostro gioco. Lei mi chiamava così e siccome solo per lei mi chiamo così, io lì dentro mi sentivo a casa. Quando ho visto quello striscione e mi si sono bagnati gli occhi, ho pensato che da troppo tempo assisto alla morte dei posti che mi hanno formato e fatto crescere, non solo come scrittrice, ma prima ancora come lettrice. Quando vivevo a Prato, spesso mi fermavo la sera poco prima che chiudesse per prendermi un libro illustrato. Era il mio vizio, la mia coccola, il mio sfogo. Ho bisogno di una favola della buona notte. Lucia o Paolo mi sorridevano e mi davano una goccia di cura di carta per affrontare solitudine e malessere. Chiudono i cancelli delle fabbriche e chiudono le librerie. “Disoccupate le strade dai sogni”. E le strade di cosa si popoleranno? Ho firmato il documento del Forum del libro, che chiede al Parlamento che verrà, la promozione del libro e della lettura. Domenica le librerie che aderiscono saranno aperte, ma non perché siamo sotto Natale. Rimarranno aperte per sensibilizzare tutti sul tema, per stare al pari dei seggi aperti. Perché magari prima di votare sentite l’urgenza di sfogliare un libro. L’iniziativa si chiama “E-leggiamo”. Se non fossi al seggio per tutto il tempo, andrei a caccia di una libreria aperta, per cercare conforto, prima e dopo il voto.

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