Le prime elezioni d’inverno hanno lasciato il segno, non solo per il risultato. La neve che è caduta copiosa per ben tre giorni, a ridosso dell’Appennino e non si è ancora sciolta. Ero al seggio, un seggio speciale. Siamo andati nella comunità come distacco del seggio, con trattore spazzaneve davanti e noi nella 4×4 del comune. Mezzo metro di neve, scenari surreali, buste di nylon per proteggere schede e registri. Nonostante un albero caduto sulla strada con conseguente intervento della protezione civile e rimandata la consultazione distaccata al lunedì, poi ce l’abbiamo fatta. Il diritto al voto è stato garantito. Quando ho visto arrivare un novantaquattrenne accompagnato solo dal bastone, non ho avuto dubbi. Ce la possono fare tutti, magari aiutando chi non ce la fa. Era bello veder arrivare giacche a vento e guanti, sciarpe fino agli occhi, cappelli colorati e scarponi da neve, volti arrossati non dal sole, ma dal vento e dal freddo. La gente è arrabbiata, delusa, stanca, sfiduciata, lo vedi dalla luce degli occhi, lo senti dai borbottii, eppure non si fa scoraggiare dal tempo e viene a votare scuotendo gli scarponi per rispetto prima di entrare nel seggio. Le prime elezioni d’inverno hanno portato un risultato anomalo. Ho molti amici che si sono definiti da sempre di sinistra e che hanno votato il Movimento Cinque Stelle. Consiglio non solo a loro, ma a tutti quelli che a sinistra si sentono sconfitti, di leggere la puntigliosa e lunga analisi dei Wu Ming sul loro blog. Tifo rivolta dentro quel movimento, proprio come suggeriscono loro, specificando che destra e sinistra non sono definizioni che non hanno più senso perché non sono solo etichette per partiti. Sono scelte, sono mezzi, sono sentimenti, sono azioni e comportamenti. Le stelle sono un bel punto di riferimento, ma se si conoscono molto bene le loro posizioni.

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