img-20161116-wa00032Firenze dall’alto sembra annegare in una mare lattiginoso e denso che lascia trapelare solo alcune sagome: il Duomo, il campanile di Giotto, la Torre di Arnolfo. Il resto, da quassù, è sommerso da una palettata di panna densa e schiumosa, dalla quale fumano solo gli odori autunnali anch’essi densi di umidità.
Mentre assorta guardo la meraviglia del paesaggio autunnale della mia città, una strana similitudine mi appare nitida e mi incuriosisce: anche dentro di me sento montare un mare di nebbia lattiginosa nella quale annegano certezze e solidità che invece credevo consolidate. E non è una brutta sensazione.
È una totale novità per me.
Fino ad oggi, fino a stanotte esattamente, sono sempre stata fiera delle mie certezze, urlate addirittura, in modo che fossero chiare non solo a me stessa, ma a tutti coloro che con me si dovevano confrontare.
Bambina straordinaria, già dalla tormentata età dell’adolescenza avevo immaginato la mia vita e quello che avrei fatto, e fino ad oggi, tutto era andato secondo i piani. Ho sempre saputo esattamente i passi che avrei fatto, i traguardi che avrei raggiunto e non avuto mai la minima indecisione.
Fino a stanotte.
Fino al primo pensiero diverso:
Ma come si fa a mettere al mondo un figlio oggi?
E subito dopo:
in qualche modo si deve fare visto che bambini ne nascono tutti i giorni…
Questo pensiero, piccolo, e irriverente, sia nella sua immediatezza che nella sua forma, mi ha sorpresa non poco, quando, con colpevole ritardo, solo ieri ho fatto il test di gravidanza. Il risultato, palesatosi dopo pochi momenti di attesa chiusa nel mio bagno, mi ha sbalordito. Per la prima volta nella mia vita qualcosa non era andato come previsto. Il risultato del test era assolutamente diverso da quello aspettato; due barrette rosa erano lì a dimostrare una realtà che, per la prima volta, non ero riuscita a prevedere. Le mie scelte in proposito erano così certe, e le precauzioni del caso così definite, che l’eventualità di una gravidanza era totalmente fuori da ogni previsione. Eppure…
Uscire dal bagno non è stato facile ma, trascorsi pochi minuti e fatta entrare un po’ d’aria pura nella stanza, avevo già preso la decisione: avrei archiviato la cosa sotto la voce “imprevisto” e in pochi giorni tutto sarebbe tornato alla normalità e sopratutto entro confini definiti e precisi.
Tutto questo fino a quando non è calata la notte.
Infatti è stato proprio stanotte, dopo il primo pensiero di incoscienza verso chi decide di mettere al mondo figlioli, che ho sentito arrivare il primo conato di vomito che mi ha costretta in bagno a liberarmi, oltre che del contenuto del mio stomaco, anche di molte delle mie supposte certezze, e sopratutto, mi ha dato modo di fare la conoscenza con un nuovo amico: il dubbio.
È bastato un attimo di rilassatezza e si è insinuato veloce tra le pieghe del mio essere fino ad andare ad ancorarsi proprio nel punto più profondo, laddove la ragione si contende lo spazio palmo a palmo con la passione. Proprio lì si è fermato, il dubbio, si è fatto spazio, e da lì non si è più mosso. Ha trovato questa nuova dimora e ha reso, con la sua sola presenza tutto diverso.
Piccolo, titubante, incerto, dubbio, hai scambiato la mie certezze con una coltre bianca e lattiginosa che come nebbia mi avvolge e rende la mia vita diversa e sorprendente, proprio come oggi ha fatto la nebbia con Firenze rendendola una città diversa anche se pur  sempre la stessa…

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…