Ci sono storie che nascono così. Come l’inizio di momenti duri e oscuri, e per questo così affascinanti. Come una tappa forzata per capitoli che arriveranno e che sembrano maledettamente più attraenti.
Sono partite che raccontano di tante storie intrecciate, di errori e capolavori, di giocate e di sbavature. Partite che sono storie: e che talvolta entrano nella Storia.
Ci sentiamo provinciali e corriamo su e giù, sui fili del nostro morale calcistico: deprimendoci per una sconfitta ed esaltandoci per ogni singola vittoria.
Ma è la nostra bellezza: perché ogni partita ha una sua anima ed ogni volta ci affidiamo a piccoli rituali e grandi speranze.
Così oggi non c’è tempo per scrivere e per parlare di errori nei cambi, di sfortunate coincidenze negli infortuni.
Giochi di gambe e tocchi felpati quando ce n’è l’occasione, carisma e carattere quando c’è da soffrire.
Oggi dobbiamo esaltarci, perché forse ricorderemo quei minuti finali, in 9 contro 11, a San Siro, come un’epica battaglia. Vinta. Una storia da raccontare e da ricordare, magari per tempi più bui.
Perché da giovedì ci saranno altri capitoli, con nuovi protagonisti e nuovi intrecci. Magari ci arrabbieremo e dimenticheremo.

Ma siamo provinciali nell’anima, ci esaltiamo e ci deprimiamo, con facilità disarmante. Ed è proprio questo il nostro bello: perché sappiamo riconoscere quando una storia sconfini nell’epica.

Fonte della foto: sportlive.it

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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