È una di quelle vecchie storie che non diventano mai nuove e allora possono smettere di essere raccontate. Una di quelle storie che iniziano con le parole “Tutto sarà pronto per il…” seguite da una data che ti pare impossibile. Ma come, così presto? Però ti fidi perché, nonostante tutto, riesci ancora a credere alle loro promesse. Sì, sono convincenti e se dicono che sarà pronta per quella data… e poi ci sono già i progetti. Così ci caschi. Sempre.
In fondo hanno fatto così in fretta a buttarla giù, a eliminare l’amianto di cui la struttura era imbottita portandolo via (dove? non facciamo domande troppo difficili!). Avevano guanti, mascherine e tute bianche, che a pensare a tutti quelli che l’hanno respirato e toccato per quarant’anni senza essere stati avvertiti del pericolo, vengono i brividi.
Insomma per un po’ gli abitanti del quartiere 2 di Firenze si sono illusi che tutto procedesse come previsto. Se non che il tempo è passato e dopo un anno e mezzo tutto è ancora come allora. Una buca e un paio di manufatti di cemento sopravvissuti alla demolizione per ragioni misteriose, uno dei quali sembra il trampolino di un’inesistente piscina. Però c’è anche tanta roba accatastata in un angolo, con un certo ordine. Roba che farebbe pensare che qualcosa stia per accadere. Mattoni, tubi flessibili, lastroni di cemento, tubi rigidi per piazzare le impalcature. E più in là le impalcature stesse. Come a dire, se improvvisamente dovessero arrivare i permessi, noi siamo pronti e si comincia.
Ma l’orizzonte appare incerto. E della nuova scuola media Dino Compagni non si sa (quasi) nulla. Ultimamente si è vociferato di una gara d’appalto finita, ma anche di un ricorso presentato dalla ditta arrivata seconda. Le solite storie che ingabbiano questo paese. Perché hanno un bel dire che il ricorso non bloccherà i lavori di costruzione del nuovo edificio. Che poi non sono mai cominciati… E intanto si sente parlare di un’altra data: settembre 2018. Un anno e sette mesi da oggi. Possiamo fidarci? E che altro possiamo fare?
Era una scuola. Brutta, pericolosa, malsana, avvelenata. Ma era anche una storia che non volevamo più raccontare.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.