Esistono particolari. Particolari che, di solito, nessuno nota. Eppure ci sono. A volte stanno lì da secoli e, loro, eccome se ti hanno visto. Quante storie potrebbero raccontare, quanta vita è passata sotto di loro.
Esistono particolari di pura bellezza che morirebbero per un tuo sguardo, vorrebbero parlarti e raccontarti perché sono lì, perché esistono appunto. Ma, per noi ciechi, spariscono nel tutto.
Esistono particolari che puoi capire solo se hai la pazienza di osservarli attentamente perché, a prima vista, scapperesti via. Solo se hai la pazienza di ritornarci, anche più volte, potrai comprenderli. E un giorno, quasi magicamente, ti chiederai come mai non li hai apprezzati dal primo sguardo.
Esistono miseri particolari su cui batte il sole, che tutti notano. E grandi particolari in fondo a destra, nella penombra, che sgomitano per esistere. Troppa fatica capire perché sono grandi, meglio fare grandi i miseri. Si fa prima e poi ci pensa il sole.
Esistono particolari che senza un altro particolare lì accanto non sarebbero niente, ma insieme sono degni dell’eternità. Particolari che ami da una vita, anche se non lo sai o non vuoi saperlo e forse è meglio così. Particolari che, da soli, si prendono il palcoscenico. Particolari che, da soli, vivono nell’oblio.
Esistono particolari che raccontano dell’amore e della maestria di chi li ha fatti. E, così, racchiudono dentro le vite di coloro che li hanno prodotti, le loro emozioni, le loro tragedie, i loro sogni. Come linee di vita stratificata. Non dovremmo solo osservarli, ma provare a penetrarli.
Esistono particolari semplici, schietti, diretti, troppo poco imbellettati per essere apprezzati nel ruolo che svolgono, perché è meglio non sentirsi dire chiaramente quello che c’è da dire. E esistono quelli tronfi, altisonanti, di facciata (perfetti se si trovano su una facciata!) che subito saltano agli occhi. Ti dicono quello che vuoi sentirti dire e ti conquistano immediatamente. Ma, ancora, la pazienza potrebbe aiutarti a capire di che razza sono. La pazienza, un vacuo esercizio d’attesa per pochi stolti.
Esistono particolari saggi che ti insegnano dove ti trovi e perché. E particolari futili che invece sanno depistarti. Ma, insomma, ci vogliono anche quelli sennò che senso avrebbero i primi.
Esistono particolari insignificanti, ma di grandissima dignità. La dignità del quotidiano.
Quanto di più sbagliato c’è nel detto ti perdi nel particolare come per dire che non capisci il senso generale delle cose. E, invece, sono proprio i particolari che spesso rendono chiaro il sottile confine tra il nulla e il tutto. Perché, in fondo, tutto è una sommatoria infinita di particolari.

Esistono particolari che, come oblò, si affacciano sull’infinito.
Particolari che racchiudono un mondo. Sta a noi immaginarlo.
Esistono particolari. Come persone.

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.