mercatoParlando di detti popolari è facile incorrere in terminologie più colorite. L’uso comune dei modi di dire è composto da quel parlare quotidiano che potremmo definire spicciolo. Il lettore quindi non me ne voglia se ha trovato vocaboli poco raffinati, ma certamente più diretti, come si usa nei dialoghi in dialetto.

Il nostro argomento è chiaramente riferito ad una parte anatomica del nostro corpo tanto importante quanto consigliabile rimanga sempre coperta almeno alla presenza di altri.

Lo scoprimento in pubblico del deretano (perché di questo si parla) è storicamente, in massima parte, considerata forma di dileggio e di abbassamento della propria dignità.

Nella società mercantile fiorentina una delle peggiori ignominie per un magnate (quale poteva essere un commerciante, un mercante, un banchiere, un artigiano), era quella di ritrovarsi in insoluto, ossia privo di denaro per potere far fronte ai propri debiti contratti per svolgere la propria attività.

Nell’epoca comunale prima e della signoria poi, una città come la nostra, che si basava sulla circolazione del denaro, non poteva permettersi che questo meccanismo potesse venire bloccato: c’era il pericolo di quel fenomeno che noi oggi definiamo deflazione, temuto più di una delle peggiori epidemie dell’epoca.

Il perenne ciclo di acquisto e vendita di quella miriade di prodotti che circolavano per Firenze, vedeva un continuo movimento di denaro (che passava di mano in mano), come fosse un sangue in scorrimento nelle vene. Linfa vitale che non poteva mai fermarsi, pena la morte.

Per questo le cariche pubbliche erano molte accorte a che tutto procedesse in regolare maniera, sanzionando in modo ferreo i colpevoli di un tracollo economico. Un fallimento era una minaccia per tutto il sistema, e così chi ne era vittima doveva espiare. La punizione doveva essere esemplare e pubblica, ben visibile perché potesse servire da monito.

La pubblicità era sicuramente garantita dal luogo, nel nostro caso il mercato nuovo, dove il fallito (data la sua attività) era sicuramente conosciuto. Il luogo esatto era ed è posto al centro della loggia del mercato nuovo. Quando non ci sono le bancarelle che vendono artigianato fiorentino si può notare sul pavimento un tondo di marmo bianco diviso a spicchi. Qui i birri della signoria portavano il condannato e, abbassate le brache, lo prendevano per le mani e i piedi facendoli battere le nude natiche sul marmo dell’ignominia.

I fiorentini hanno compreso talmente bene la lezione che ancora oggi usano dire di “essere col culo per terra”, quando si rimane senza un soldo.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.