Né le opere d’arte né le creazioni dei suoi poeti hanno reso il nome della città sull’Arno così popolare come la sua moneta” (Davidsohn R.)

Immaginatevi che Firenze inizi a batter moneta propria, prima d’argento e poi d’oro, con il Giglio da una parte e il patrono San Giovanni dall’altra. E che questa moneta gigliata diventi in breve tempo una delle monete più diffuse ed imitate in tutto il mondo conosciuto.
Oggi sarebbe impensabile, ma 700 anni fa è successo. Firenze iniziò a coniare prima il Fiorino d’argento e poi d’oro, nel 1252, facendo la fortuna di banchieri e commercianti di Firenze che potevano contare su una moneta stabile, universalmente apprezzata per tutti i rapporti commerciali di un certo rilievo. Un vero e proprio Euro, ma d’oro e prodotto “in casa”, ossia dentro le mura di Firenze, per la precisione a pochi metri dalla Loggia dei Lanzi, dov’era la Zecca della città.
Se foste arrivati nell’area dell’attuale piazza della Signoria agli inizi del 1300 avreste potuto vedere il fumo proveniente dai forni fusori della Zecca i cui resti sono stati recentemente indagati evidenziando le numerose ristrutturazioni e cambiamenti, fino alla costruzione degli attuali Uffizi che nel XVI secolo ne inglobarono parzialmente le strutture.
In Occidente prima dei Fiorini (e degli Augustali di Federico II) si coniavano solo monete d’argento. Circolavano, comunque, monete d’oro arabe di vari tipi e apprezzate per il loro valore. Non è un caso che negli scavi di Piazza Signoria, tra i resti di una torre-palazzo di XII-XIII secolo, siano state rinvenute cinque monete d’oro fatimidi, ossia della dinastia sciita che governava nel Nord Africa e non solo. Insomma, nel 1200 i commerci mediterranei ed europei avevano raggiunto uno sviluppo tale che i suoi attori principali, come Firenze, avevano bisogno di monete d’oro adeguandosi a quanto succedeva nella parte musulmana del mare nostrum.
Il Fiorino d’oro ebbe una vita lunga e utile. Fu imitato dalle zecche di una cinquantina di città europee e il suo nome scomparve dalla borsa della Germania solo nel 1876.
Firenze, nel 1252, ebbe un’ottima idea.

 

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.