Dopo 7 ore di coda per entrare al padiglione dell’Italia sono svenuto. Mi hanno detto che ho perso i sensi per pochi minuti. Non so, saranno stati i gamberi andati a male del padiglione della Spagna, ma ho fatto un sogno strano.

M’è apparso il barone Bettino Ricasoli, secondo Presidente del Consiglio Italiano, poco dopo l’unità d’Italia. I Gamberi andati a male fanno questo effetto, dice.

Barone, ma è vero che ha inventato il Chianti Classico? Modestamente si, l'ho creato io a Brolio.

Barone, ma è vero che ha inventato il Chianti Classico? Modestamente si, l’ho creato io a Brolio.

Un uomo austero, avvolto in un mantello nero, con dei baffi a punta.  Così mi disse, credo:

 – Stolto, perchè vagare in terra milanese, quando deve ancora visitare la Grande Esposizione Nazionale di Firenze?

 – Presidente, mi dispiace, non sapevo. Ma dove?

 – Alla Leopolda, per Dio!

 – Ma allora tutti i Presidenti del Consiglio toscani son fissati con la Leopolda…

 – Ma cosa blatera? In tre mesi abbiamo trasformato una stazione ferroviaria nella più bella esposizione mai organizzata sul suolo Italico. Abbiamo tolto il tetto e l’abbiamo sostituito con lastre di cristallo. Dentro un tripudio di velari, piante esotiche, tappeti, colonne, gente di ogni parte d’Italia. Anche gli Inglesi son rimasti a bocca aperta!

 – Ma come? Più bello dell’Expò di Milano?

 – Se continua a blaterare la rinchiudo nel mio castello di Brolio. Non mi chiamavano Barone di Ferro senza motivo. Ho governato l’Italia appena unificata. Una nazione presente solo nella nostra mente. In realtà un guazzabuglio di genti con lingue, monete, usanze differenti. Immaginammo un’esposizione di una nazione che non esisteva. Di un mercato unico che non esisteva. Ogni regione aveva le sue ferrovie che non comunicavano l’una con l’altra. Tutto era arretrato e inefficiente. I Francesi e gli Inglesi ridevano di noi e ci guardavano scettici.

 – Ma come avete fatto a fare un esposizione su una nazione che non esisteva?

 – Volevamo mandare un segnale all’Europa. Un segnale chiaro e forte. Ci siamo anche noi, per Dio. Gli artigiani di Firenze seppero costruire una grande esposizione in tre mesi. Dico tre mesi. Un miracolo. 150 mila metri quadrati. Quasi 400 mila visitatori. Non eravamo una potenza industriale, non avevamo un impero, nelle campagne si pativa la fame, al Sud dominava il brigantaggio. Ma volevamo mostrare che l’Italia c’era, finalmente unita. Beh, in gran parte diciamo.

 – Ma se eravate poveri e arretrati, non conveniva spendere per altro?

 – Or la faccio tradurre nelle prigioni delle Stinche, se non la smette. Cosa crede che non sapessimo che sarebbe costato un capitale? Il Comune si indebitò enormemente. Lo Stato dovette sborsare più di 2 milioni di lire per ripianare il bilancio. Ma ne valeva la pena per Dio, o almeno credo. Avevamo saperi e arti che andavano valorizzati. Migliaia di giovani erano morti per un ideale. Dovevamo credere nel futuro, per forza.

 – Capisco. Mi scusi, ma devo tornare in coda altrimenti perdo il turno. Dopo aver visitato l’Italia avrò altre sei ore di coda per il Giappone. Comunque non appena torno vado subito alla Leopolda, non tema Presidente.

 – Si sbrighi, la nostra Grande Esposizione è aperta fino a dicembre. Del 1861.

La Leopolda, durante l'esposizione nazionale del 1861

La Leopolda, durante l’esposizione nazionale del 1861

Post Scriptum:

Nella Grande Esposizione Nazionale della Leopolda fu presentato, tra l’altro, il primo motore a scoppio messo a punto da Eugenio Barsanti e Eugenio Matteucci secondo un progetto depositato nel 1853 all’Accademia dei Georgofili di Firenze.

Secondo una nota leggenda il fantasma del Barone Ricasoli si aggirerebbe ancora nelle campagne attorno al suo amato castello di Brolio, dove riuscì a produrre un vino più buono di quelli francesi. L’avrebbero visto in molti, a cavallo col suo mantello nero e la sua muta di cani da caccia, nelle notti di luna piena.

Abitanti di Rignano, tra 150 anni, occhio a girare da soli di notte.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.