Una faccia. Se ti chiedessero, qual è una faccia, un volto, che secondo te raffigura il calcio, te, che cosa risponderesti?

La mente scorrerebbe, scivolerebbe su fotogrammi immortali, su espressioni che ormai fanno parte di te, del tuo essere e del tuo modo di interpretare lo sport. Rifletteresti attentamente, accenderesti lo stereo, ascolteresti un brano strappalacrime ed emozionale, magari Why di Annie Lennox, e scopriresti che è già tempo da pelle d’oca.

Potresti pensare a Tardelli, alla sua corsa liberatoria dopo la rete nella finale di Spagna ’82: la grinta che traspira e che traspare, il senso di aver compiuto qualcosa che non si cancellerà.

Fabio Grosso che ha appena deciso la semifinale mondiale contro la Germania, all’ultimo minuto dei supplementari, che corre verso il centrocampo e che si nega con il dito, lo muove, come a dire “non ci credo, non può essere vero. Sono proprio io, quel calciatore che non doveva giocare, ad essere l’uomo che fa sognare una nazione intera”.

Ma se lo chiedessero a me, quale faccia, quale volto, raffigura il calcio, non avrei dubbi e mi comparirebbe in mente il suo sguardo, incredulo, stravolto, che prova a chiedersi cosa sia successo. Sono passati quattordici anni da quella partita e ancora mi emoziono se riguardo il gol di Batistuta, l’assedio finale dell’Arsenal e quella parata, che non fu una semplice parata, ma un vero e proprio miracolo di Toldo. E là, su quel gesto così spettacolare, così improbabile e così importante, Kanu si guardò intorno; pensava solo a come esultare ed invece si ritrovò a pensare come fu fisicamente possibile. Perché capitò a lui. Why.

Il giorno dopo Arsenal-Fiorentina andai a scuola e quando entrai in classe trovai lui, quel mio compagno, che si era impossessato dell’aula, era salito in piedi sulla cattedra e con la maglia di Batistuta urlò “abbiamo espugnato Wembley! Abbiamo vinto a Wembley! Cosa abbiamo fatto! Vi rendete conto di cosa abbiamo fatto?!”. Il calcio, quello vero, è la sua faccia, in quel momento.

I giocatori del Bayern dopo aver perso, nei minuti di recupero, la finale Champions del ’99 contro il Manchester United

(Visited 92 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
Diventa fan di Ultras da Tastiera

TESTTTTTTTTT

Tifo emo

TESTTTTTTTTTT

Commento tecnico