Un giorno di qualche anno fa Mark Zuckerberg ancora bambino, in vacanza a Firenze con la famiglia, entrò in un caffè in piazza della Passera e vide una cosa che gli avrebbe cambiato la vita.

Un giorno di qualche anno fa Mark Zuckerberg ancora bambino, in vacanza a Firenze con la famiglia, entrò in un caffè in piazza della Passera e vide una cosa che gli avrebbe cambiato la vita. Si ricordò di quella visione qualche anno dopo quando decise di fondare Facebook e diventare il più giovane miliardario del mondo. La sua vera, prima e unica fonte di ispirazione per la creazione di Facebook in realtà fu quella visione fiorentina in piazza della Passera. Che cosa vide Mark Zuckerberg dentro il caffè di piazza della Passera?

Nel caffè di Mark, che altro non è che il caffè degli artigiani, c’era (e c’è ancora), proprio di fronte al bancone del bar, un’intera parete tappezzata di centinaia di belle foto riempite nel loro spazio solo di facce in primissimo piano; semplicemente di facce. Le foto sono a colori del classico formato 10 cm x 15 cm., sistemate con cura una accanto all’altra; sono tutte uguali perchè fanno parte di un unico progetto, ma sono diverse l’una dall’altra perchè naturalmente sono diverse le fattezze e le espressioni di tutte le facce del mondo. Le foto sono ancora lì, forse un pò sbertucciate ai bordi, che si offrono integre agli occhi di chi ha occhi per vedere e non solo per guardare. Tutte insieme queste facce sono un unico libro da leggere in piedi con gli occhi all’insù. Così fece, probabilmente, Mark. Non ci sono persone in grado di testimoniare l’evento e purtroppo, infatti, al mondo, è stata raccontata un’altra storia. Nel film The Social Network non c’è traccia di questo episodio. Il film è tratto da un libro-best seller  dal cui titolo si capisce che lo scrittore dà un’altra versione della nascita di Facebook: Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e  tradimento. Del resto anche Mark Zuckerberg si è guardato bene dal ricordare la parete del libro di facce di piazza della Passera; forse aveva paura di pagare un altro indennizzo per furto di proprietà inetllettuale. Peccato! Tra la collina di Boboli e l’Arno poteva nascere una piccola e nostrana Silicon Valley che avremo potuto chiamare molto semplicemente Passera Valley. Non è andata così perchè Mark Zuckerberg chissà se mai c’è stato a Firenze e comunque, anche se ci fosse stato probabilmente non si sarebbe spinto fino a piazza della Passera. Del resto piazza della Passera è semplicemente un incidente urbanistico, una piazzanonpiazza, uno slargo venutosi a creare dopo la distruzione di un palazzo negli anni venti del secolo scorso; una piazza che fino al 2005 non aveva dignità toponomastica e che il Comune di Firenze è stato costretto a chiamarla così come i fiorentini chiamavano da sempre l’intersezione tra via Toscanella, via dello Sprone e via dei Vellutini. Le piazze più belle sono quelle anonime e sono in pochi ad avere il coraggio di scoprirle, soprattutto se non sono nemmeno segnate sulle carte geografiche o su google map. Per scoprire piazze così in giro per il mondo ci vuole lo spirito della canzone nel negozio di antiquariato del mio amico Niccolò Fabi. Lui canta: per ogni cosa c’è un posto, ma quello della meraviglia è solo un po’ più nascosto.

Precisazione
Niccolò fabi non è proprio amico, però è amico del mio amico Carlo. Io credo che per la proprietà transitiva dell’amicizia io possa considerare un mio amico anche Niccolò. O no?

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.