Ospedale di Careggi. La stanza n.14 è bella luminosa e moderna; sono qui dalle sette di mattina e mi comunicano che sarò operato nel pomeriggio tardi. L’attesa mi ammazza. Quelli che passano a salutarmi, visto che l’operazione è una semplice asportazione della colecisti, mi continuano a dire che è una bischerata, ma intanto sotto i ferri ci vado io! Non ho più voglia di sentire questi discorsi. Ho bisogno d’aria. Scappo dal reparto e mi precipito all’edicola interna. Cerco di sentire qualcosa che mi parli. Qualcuno abbia pietà di me che fra un po’ mi avvio verso la mattanza… Ed ecco che il volto pacioccoso di Massimo Gramellini si fa vedere, e col suo bonario sorriso mi fa l’occhiolino. Lo prendo con me senza esitazione e lemme lemme mi riporto in camera ad aspettare. E qui accade quello che, della lettura, mi fa sempre trasalire: se il libro ti prende, allora il tempo si ferma e passa in un attimo; proprio quello che mi ci voleva… poi, però, arriva il mio turno… mentre mi portano verso la sala operatoria, per non pensare a quello che sta per accadere, inizio mentalmente a fare la recensione del libro…

 Un lungo e appassionato sfogo. Una liberazione aspettata e spesso evitata, per oltre quarant’anni, durante i quali il protagonista, l’autore da bambino, vede “sparire” l’amatissima madre, portata via da”Brutto Male”, e diventare lentamente e con mille travagli, uomo, giornalista e personaggio pubblico. Ma qualcosa continua a non andare, qualcosa lo chiama ancora dal passato, qualcosa che ormai non si può più continuare ad evitare. Bisogna affrontare la resa dei conti e perciò il guerriero inizia la vestizione e parte per la sua inchiesta. Sarà però l’arma segreta, la più potente mai usata dall’uomo, quella capace di smuovere le montagne, che porterà luce sull’accaduto ma soprattutto renderà pace ad un’anima irrequieta. Il libro è concepito per far luce su un amore perduto, per capire cos’è l’amore, ed essenzialmente, è scritto con grandissimo amore. Gramellini apre al pubblico, inteso come l’amico a cui si parla in intimità, il suo cuore in maniera così sincera e genuina che è impossibile non esserne coinvolti. Il libro è travolgente, impetuoso e potente e vi si cade dentro con un piacere che non ti aspetteresti. Ti chiama a fare i conti con la tua vita ed è una sorta di seduta analitica ad ampio spettro.

Nel senso più alto e completo che una semplice parola possa avere: bello, bello, bello!!!

Edizione commentata

Massimo Gramellini, Fai bei sogni, Longanesi, Milano, 2012

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it