FullSizeRenderNel nostro  corrente idioma usiamo parole o frasi “storiche” adoperate da tantissimo tempo; altre da meno, altre ancora si potrebbero definire dei veri e propri fossili, adoperate da sempre, proprio come quella che andiamo ora a esaminare.

Oggi  caduta un poco in disuso, con la frase “fare a miccino” si indicava comunemente quando una persona aveva un modus operandi in cui si manifestava lampante la parsimonia. Alle volte sinonimo di “braccine corte”, altre a significare di cose fatte a poco a poco, sempre usato per determinare una quantità irrisoria se non addirittura inesistente.

Risulta chiaro come con questa frase si esprimesse  il concetto di una quasi mancanza di sostanza, proprio al pari della parola “mica”  che si usa ancora in forma negativa, come dire: “per niente”, “assolutamente”.

Parlare di “miccino” e parlare di “mica”,  anche se non sembra, è la stessa cosa.

“Mica” è una parola latina (direttamente usata nel lessico toscano senza alcuna trasformazione), che aveva il significato di cosa molto piccola, infinitesimale che veniva e viene usata anche come definizione di qualcosa di limitato valore. Da qui il diminutivo di “miccino” a maggiore rafforzamento di cosa davvero minima e/o insignificante.

Molti gli usi anche nelle frasi di antichi trattati, tipo “io ne vo’ pur, deh dammene un miccino”, oppure “è un dare a miccino la ciccia a’ putti, accioch’ella non faccia poi mal digerire”, a dimostrazione del grande utilizzo che ne veniva fatto.

La curiosità di queste due parole sta nella “metamorfosi” lessicale operata nell’uso corrente durante i secoli fino ad arrivare a noi, ossia la trasformazione dalla forma sostantiva dell’originaria “mica” (che ricordiamo ancora una volta parola latina), sinonimo di minuzzolo, all’uso di avverbio in forma negativa, in cui “mica” si accompagna all’altro avverbio “non”, in forma rafforzativa, o addirittura lo sostituisce in toto.

Mica storie! A Firenze non parliamo a miccino.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.