Una volta, nel discorrere corrente, si usavano molto le parafrasi, al luogo degli attuali stenografici acronimi. Probabilmente anche nel parlare usavamo più tempo forse perché vi era molta meno frenesia.

E così frasi dette per una volta diventavano storiche, da quanto ripetute; di generazione in generazione venivano passate, lasciando il tempo immutato. Molte rimanevano nel lessico cittadino, altre venivano adottate nel contado, nella provincia, magari fino ai limiti regionali; alcune addirittura divenivano “patrimonio” del parlare nazionale.

In questo caso, quando si diceva “farla lunga come la camicia di Meo” significava continuare un discorso oltre misura, solo per polemizzare, per essere puntiglioso, oppure per rimarcare che una certa questione era divenuta troppo “strascicante”.

meo1Che il detto sia di origine fiorentina ce lo conferma lo studioso Lorenzo Molossi nella sua opera “Nuovo elenco di voci e maniere di dire…” del 1839, poi diffuso in quasi tutta la regione, già chissà da quanto tempo.

Il Meo in questione, personaggio realmente esistito, è il diminutivo di Bartolomeo, e potrebbe rappresentare quel Bartolomeo Colleoni, condottiero bergamasco del XV secolo, ahimè molto conosciuto per i continui fatti d’arme e alle volte schernito dal popolo con un malizioso gioco di parole collegato al cognome e a quello che poteva ispirare come parte anatomica del corpo, da cui veniva facile rima, ma non solo, perché la desinenza del suo patronimico derivava proprio dalla parola Coglione. Da qui l’ovvia giustificazione della lunghezza della sua camicia che serviva a contenere e coprire, diciamo certi gioielli, appariscenti, ma di scarsa sostanza.

Leggendo un po’ qua e là ho trovato addirittura una storiella narrata a Monsummano con protagonisti, in un tempo non precisato (ma si pensa nel Medioevo), un certo Meo, povero e poco intelligente del villaggio, ed un non meglio identificato saggio del paese. La narrazione vuole rilevare la scaltrezza del colto, alfine battuta dal povero Meo (che indossava un camicione come tutti i poveri), ma non riesce a collegare una sufficiente attinenza con il detto.

Un’altra interpretazione vorrebbe che un certo Meo avesse una moglie talmente sbadata al punto da sbagliare sempre le lunghezze delle sue camicie mentre le cuciva.

meo3Storielle forse inventate per dare la paternità del detto a il loro luogo. Di certo conosciamo l’orgoglio che l’uomo d’armi aveva per l’irriverente cognome al punto da usarlo come grido di battaglia: ” Coglia”. Per non parlare dello stemma che ne raffigura ben tre… Quanto la faceva lunga!

(Visited 2.559 time, 15 visit today)
Share

Dicci la tua

Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.

TESTTTTTTTTTT

Citrullo