Tempestina si chiamava la mia gatta, era arrivata a casa dopo anni di assedio ai miei genitori dove la parola gatto usciva fuori ogni tre parole in ogni mio discorso. Tempestina aveva il manto tigrato, come una tigre, solo era grigia, e aveva un carattere adatto a quel nome. Faceva agguati terribili dalla libreria del salotto su chiunque passasse di lì.

Un giorno, mi sembra fosse estate, vomitò qualcosa di verdastro sul mobile vicino alla finestra e sparì per sempre.

È stato il primo lutto della mia vita, sono stato inconsolabile per mesi, anche se poi mi sono raccontato che quel liquido verde fosse il suo sangue e che in realtà Tempestina fosse una gatta aliena e che quel giorno d’estate avesse deciso semplicemente di tornare a casa per troppa nostalgia.

Adoro i gatti, se la mia coinquilina non fosse allergica e il mio appartamento avesse un giardino, la mia casa ne sarebbe piena.

Li adoro, ma non riesco ad unirmi alla lapidazione pubblica che in questi giorni sta subendo la torturatrice di gatti di Campi Bisenzio. Una donna denunciata per maltrattamento di gatti alle autorità e che da qualche giorno, nonostante i tentativi di Facebook di cancellare i post con la sua foto e il suo nome, è diventata una celebrità dei social network. Fino a ieri c’era un post con una sua foto, 2700 condivisioni circa, i commenti più teneri parlavano di scioglimenti nell’acido, torture, gambe rotte, qualcuno voleva farla a pezzi. Lei e sua figlia. Perché c’era anche il nome di sua figlia. Solo qualche timido commento ogni tanto che chiedeva: ma siete sicuri che sia proprio lei? Di quelle 2700 condivisioni probabilmente 2678 erano condivisioni senza prove. Ma anche se fosse lei, mi chiedo io, è giusto?

Non vi sentite come quei tipi che scendevano in piazza a guardare le esecuzioni e infierivano con insulti e pietre sui condannati? Siete solo più pigri, vi basta scrivere, umiliare, magari mentre state scrivendo di sciogliere nell’acido qualcuno state dando il biberon a vostro figlio. Non dovete fare nemmeno la strada da casa vostra al patibolo. Mi fate paura, più di una persona probabilmente malata di mente che tortura dei gatti, perché non avete problemi psichiatrici, no, siete una violenza vestita di normalità.

Ho l’impressione che stiamo perdendo la nostra umanità ogni volta che ci lasciamo prendere dall’odio, ogni volta che invochiamo una ruspa, o un esecuzione dolorosa. Non facciamo i conti con la nostra responsabilità di rendere il mondo un posto migliore ma identifichiamo il male e ci convinciamo di poterlo estirpare con commenti violenti. E si è disumani e violenti non solo nel modo in cui ci comportiamo con chi è indifeso o debole, ma anche nel modo in cui gestiamo le ingiustizie che subiamo o che vediamo. C’è la legge, ci sono i tribunali, ci sono le carceri e forse un percorso di riabilitazione e delle persone che dovrebbero riprendere il proprio percorso, nonostante abbiano fatto delle cose terribili. Non sareste felici del fatto che qualcuno dopo aver commesso un crimine e aver pagato per quello che ha fatto possa ritrovare se stesso e ricominciare la sua vita?

No, probabilmente no, voi volete la piazza, le grida, le pietre, il sangue. Volete sentirvi dei giustizieri. Voi non volete che qualcuno abbia una seconda possibilità, voi siete puri. Voi siete la luce su questo mondo orribile.

E non v’interessano i diritti di un presunto criminale, e non v’interessa nemmeno lasciare la libertà alle persone come me d’incontrare un condannato senza saperlo ed evitare così di essere d’ostacolo al suo tentativo di rifarsi una vita con i propri pregiudizi e le proprie paure.

gatti
(Visited 3.097 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

TESTTTTTTTTT

L’attesa

TESTTTTTTTTTT

Bruciamoli tutti