Provate a fare un giro per Firenze in questi giorni: orde di turisti che scattano foto all’impazzata. Guide con le bandierine alzate, che paiono ad una partita di golf… Insomma, viene voglia di scappare.
Prima di partire però, la butto lì: organizziamogli un bel giro a questi pupi! Ho già il nome del tour: “Firenze col 26” – che non è una nuova linea ATAF ma il numero di scarpe dei miei bimbi “grandi”.
Sono rimasta esterrefatta dai kilometri che macinano, con quei piedini piccini. E pure da quanti gradini riescano a salire (e scendere): 414 all’andata e 414 al ritorno.
Sì, li abbiamo portati sul Campanile.
Fino in cima!
Io lo sapevo che scalino dopo scalino, terrazza dopo terrazza, sarebbero arrivati. Hanno grinta da vendere questi due frugoli.
Naturalmente, a metà Campanile, a Pietro gli è scappata la pipì…. Non dirò MAI come abbiamo risolto! Però ho imparato: prima di imbarcarsi in qualsiasi altra impresa, fare la pipì!
Ho stampata nella mente la loro espressione, usciti sul terrazzino: un misto di stupore, soddisfazione e meraviglia.
“È Firenze”.
Gliel’ho detto sottovoce, mentre me li tenevo stretti. E li sentivo respirare con ancora un po’ d’affanno.
E poi siamo rimasti in silenzio. Da lassù Firenze lascia senza fiato: ho visto i tetti rossi delle case riflessi nei loro occhi. La Torre del Palazzo Vecchio, le vie, le piazze.
Poi lo sguardo di Tommaso s’è illuminato: “Mamma, laggiù c’è la giostra!!!! Si va?!?!”.
Certo che si va.
Ora siamo pronti e si riparte davvero!
Sono emozionata: chissà dove ci porteranno, questi piedini 26.

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.

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Doddo buttu?

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Dalla Cornovaglia