Mercoledì pomeriggio insieme ad un amico, durante un agosto che inizia a regalarci vere giornate d’estate, abbiamo voluto mettere alla prova le nostre gambe. In sella alle nostre mountain bike, da via del Salviatino abbiamo cominciato la ripida salita verso Maiano. Il primo stop è avvenuto con la mia catena che è saltata fuori, con qualche imprecazione ma regalandomi pause dove ho potuto riprendere fiato. Alla fine del Salviatino, il bivio per le cave di Maiano. Mentre salivamo la strada, abbiamo visto un cartello con scritto “Firenzefreeride”. Incuriositi abbiamo cominciato a pedalare per uno sterrato che ci ha condotto in un campo sotto una collina. Era stato allestito un bike park. Stefano, il responsabile, ci ha esposto la tipologia dei vari percorsi, da principianti ad esperti, i costi, il regolamento, per percorrere il tragitto off road da loro organizzato. Per giungere in cima alla collina, dove inizia il puro divertimento, usano uno special quad che ha fino a otto posti tra persone e bici, oppure volendosi allenare si può salire anche pedalando. La curiosità di scendere per ripidi sentieri, curve paraboliche e salti montava dentro di noi. La proposta da parte di Stefano di andare a visitare il bike park gratuitamente è arrivata alle 19.00; naturalmente pedalando con le nostre gambe. Consapevole di non avere delle biciclette adatte al terreno, e di essere inesperti, Stefano ci ha messo in guardia sul farsi prendere troppo dall’entusiasmo, onde evitare di tornare a valle con qualcosa di rotto. Solitamente per affrontare quei terreni è buona norma avere un mezzo idoneo, utilizzare casco integrale, ginocchiere, para gomiti ecc. Salire tra sassi, erba e buche è stato molto duro; se non si ha un minimo di allenamento consiglio di prender il quad. Alle 19.45 avevamo percorso solo metà della salita del percorso. Affaticati e desiderosi di cominciare, abbiamo iniziato la discesa più elettrizzante che abbia mai fatto in mountain bike. Sedere staccato dal sellino, corpo proiettato all’indietro e così il terreno scorreva sotto le nostre ruote. Pendenze e inabilità che ci hanno costretto a percorrere piccoli tratti a piedi, ma poi riprendevamo pieni di adrenalina la nostra folle corsa con i rami degli alberi che ci sfioravano la testa, le pietre che divenivano la nostra strada e verde e marrone che si fondevano davanti ai nostri occhi. Curve paraboliche, pontili in legno e salti che avevo visto solo nei video. Quando vedo Marco, il mio amico che si cappotta dopo un salto, fortunatamente senza conseguenze, capisco i limiti delle nostre bici e capacità. La discesa però continua regalandoci brividi ed emozioni uniche fino a valle. Per chi ama le due ruote, principianti o esperti, consiglio questa esperienza. Per info visitate “firenzefreeride.com”

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