A mezzogiorno in punto gli alberi qua sotto si popolano via-via di pantaloni beige e maglie bianche. I muratori scendono dal ponteggio, appena udito il suono della campana, e con passo lesto si dirigono verso il giardinetto. Cercano l’ombra e si siedono. Con le mani ancora un po’ sporche, aprono i loro zaini e tirano fuori il pranzo portato da casa. Contenitori di plastica e coperchi verdi. È un pasto velocissimo, fatto di scambi, di cibo e di opinioni sulle abilità culinarie delle rispettive mogli, alle 12:15 hanno già finito. Poi qualcuno si sdraia, altri fanno un po’ di stretching, e parlano. Ma di cosa parlano i muratori?
L’ho chiesto ad A. che ha 50 anni, la barba già quasi interamente bianca, un corpo vigoroso e una voce molto bassa. “Di donne” – mi ha detto. Lui è uno di quelli che dopo avere mangiato si sdraia, solitario, sotto un albero e cerca di riposarsi: “È un lavoro faticoso, mi addormento anche sui sassi” – dice. Sotto la testa ha un libro: “Lo sto leggendo” – mi ha detto – “è Dante”. E’ la divina commedia in rumeno. “Non ci capisco niente” – ha detto. “È normale” – gli ho detto io.
“E cosa dite delle donne?” – gli ho chiesto. “Niente di interessante, guarda le gambe di quella, le tette di quell’altra, hai visto come cammina, ieri ho visto la figlia di quello con uno… e cose così, ma a me non interessa niente”. “E cosa ti interessa?” – gli ho detto io. “Dante” – mi risponde.
Gli interessano Dante, la storia e gli UFO. Abbiamo parlato molto, soprattutto di UFO, che dei tre è l’argomento su cui sono più preparata. Eravamo concordi su molti punti, ma non abuserò dell’attenzione del lettore. All’una meno cinque si alzano tutti per tornare sul ponteggio, mettono dentro gli zaini i loro contenitori di plastica con i coperchi verdi, si bagnano la testa con l’acqua, ché fa già caldissimo, fanno l’ultima battuta su qualche ragazza passata di lì, ridono e se ne vanno, anche A.
“E pensa che soffro di vertigini” – mi ha detto – “guarda che lavoro mi tocca fare”. “Ricorda” – ha continuato, cambiando tono diventando serio, profetico nelle sue intenzioni – “Firenze l’hanno fatta quelli come noi, che portavano su chili e chili di roba per un pezzo di pane, e di cui nessuno sa niente”.

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Fatjona Lamce

Fatjona non sa, ma sta imparando.

TESTTTTTTTTT

Ale e Marco