Articolo di Alessandro Fantini

È stato detto che il rugby è un gioco da bestie giocato da signori. Mai affermazione fu più vera.
Avere passione per qualcosa, impegnarsi per una vita intera per anche soltanto permettere che questa riesca anche soltanto ad andare avanti, indebitarsi, lavorare giorno e notte. Insomma metterci il cuore. Questa è la misura della passione che ho trovato tra i vari giocatori, allenatori e gregari del Firenze 1931.
Squadra dalle fortune altalenanti, gioca nella serie A del campionato italiano. Va specificato, a favore di chi non lo sapesse, che la serie A non è la massima serie del campionato (nel rugby è l’Eccellenza) ma il Firenze è stato molto vicino ad entrarci.
Squadra tra l’altro ben inserita nel tessuto cittadino, con una lunga storia sportiva alle spalle, moltissime iniziative di beneficenza, innumerevoli le feste ed i ritrovi organizzati.
Hanno anche dimostrato una eccezionale disponibilità verso la città di Firenze.
Durante i mondiali di ciclismo tenutisi a settembre hanno addirittura messo a disposizione il loro poco spazio per alloggiare gli spalti e le strutture permettendo l’abbattimento del muro di cinta del Padovani (il loro stadio) e scavi nel loro campo in quanto la posizione su viale dei Mille era perfetta, i ciclisti sarebbero passati proprio di li.
Inutile soffermarsi sui risultati ottenuti, sono sotto gli occhi di tutti.
Sempre a settembre sono entrati nel Guinness dei Primati con il record del maggior numero di giocatori durante una partita di rugby.
Ultimamente sono a stringere i denti al campo del Cavallaccio, all’Isolotto dove hanno trasferito quasi tutta la loro organizzazione.
Non hanno visibilità, non sono blasonati, non hanno il riscontro che meriterebbero, fanno errori e perdono alcuni appassionati a favore di chi lo è meno, ma il cuore c’è e tanto.  Questi signori non si lamentano e non si  fermano.
Mi guardo in torno, vedo le cancellate di sicurezza intorno al Franchi e mi trovo a riflettere sul significato della parola sport.

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