Ho seguito il consiglio di Beatrice. Dopo molto tempo sono salito al Forte con la “scusa” di vedere la mostra di Zhang Huang. Ma sotto sotto io volevo rivedere lui, il Forte Belvedere. Sia chiaro, la mostra mi è piaciuta. Ma cosa non sarebbe bello e suggestivo messo lì, in quel contesto? Farebbe la sua figura anche una scarpa vecchia buttata a casaccio. Diventerebbe arte. Diventerebbe magica. E potrebbe comparire anche Cenerentola.

È di gran lunga il luogo panoramico più suggestivo della città. Veduta a 360 gradi, varietà di visuali, spazio per bivaccare, riflettere, sognare. Niente a che vedere col Piazzale Michelangelo: un parcheggio di asfalto, magico solo per quello che si vede.

Riaffiorano ricordi. La mostra di Arnaldo Pomodoro del 1984. Ero bambino, mia mamma, la mia città dall’alto. Avevo tutto. Al Forte sono affetto, come Anton Egò, dalla sindrome da Ratatouille. Poi gli anni del Liceo. Gli scioperi per la pace e le forche contro la guerra: Dove si va ragazzi? Al Forte!! Motorini a paletta giù per via S. Leonardo come a Montecarlo. Gruppi di ragazzi sul prato, anche detto ì canneto, … e nebbia in Val Padana, Wish you were here alla dodici corde, brufoli, vento nei capelli, meschini tentativi d’imbrocco, tipo: Un, due, tre… Ehi pupa sai che ore sono?…   Sparisci sgorbio!

Ci torno qualche anno dopo e, questa volta, avevo lei per mano. Erano le 16.39 di domenica 14.09.1997. Un boato proveniente dallo stadio. Kanchelskis sigla il 3 a 1 in Fiorentina-Bari… Kanchelskis dico io, la belva russa in motorino, non il solito brasiliano. A stroncarcelo ci pensò Taribo West. Lui sì che le scarpe le buttava a casaccio..

Se volete sapere che tipo di architettura è il Forte Belvedere, c’è sempre wikipedia o qualche altro sito da addetti ai lavori. Architetti, date, periodi storici, stili, scelte costruttive …non vi mancherà nulla. Ma se vogliamo sapere se un’architettura ha un significato dobbiamo scavare dentro di noi. Capire perché quello spazio ha prestato il fianco ai nostri sentimenti o perché chi l’ha progettato è riuscito a tirarceli fuori. Capire perché un tramonto su quel muro bianco può valere una vita intera, perché quella particolare prospettiva ci ha solcato la memoria. E perché quella pietra, quell’architetto, l’ha messa proprio sopra il nostro cuore.

 

P.S., due cose:

1 – Non sono così malato da ricordarmi perfettamente la data e l’ora! Ricordo che fu un gol di Kanchelskis (che a Firenze ne fece solo due, quindi il gioco è facile), che era il 1997 e che era settembre… il resto viene da solo!

2 – Arrivo al Forte e accanto alla mia macchina parcheggia un tizio: esce… è Ghigo Renzulli, fondatore e vera anima dei Litfiba. Il Forte riserva sempre qualche sorpresa. Ci scambio due parole, non so come perché sono timido e soprattutto non mi piace disturbare la privacy altrui. Vorrei dirgli tante cose. Mi esce solo un Complimenti. Complimenti, volevo dire, per la grandezza che sta dentro la tua semplicità, per la magia di tante melodie che hai creato, perché quella magia mi ha accompagnato nel capire perché certe situazioni non si dimenticano mai. In tuo omaggio chiudo l’articolo sulle note di Lousiana pezzo da vento nei capelli.

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.