La fine di un amore è comunque un trauma, indipendentemente da che parte si sta. C’è dolore in chi viene lasciato, ma c’è dolore anche in chi lascia. Magari non ha la stessa intensità, ma alla fine rimane comunque un vuoto. E intanto il tempo passa.  E ti accorgi che il dolore è definitivamente superato quando si riescono a ricordare senza rancore anche i momenti più intimi e delicati, come per esempio la prima vera dichiarazione di amore:

“Giulia, devo esser sincero con te. Forse io e te dobbiamo fare l’amore.”
“Perché?”
“Perché sennò io m’ammazzo dalle seghe!”

Come si fa a respingere una richiesta così dolce e perentoria nello stesso tempo, così surreale ma bella, ma soprattutto così sincera? E infatti Giulia cede e si dona a Caruso. Ha così inizio (finalmente!) la storia di amore del film Caruso Pascoski (di padre polacco) tra Francesco Nuti alias Caruso e Clarissa Burt alias Giulia. E nonostante  la storia tra Caruso e Giulia nasca sotto i migliori auspici anche per loro arriva, inesorabile, il momento della crisi e della separazione. Giulia lascia Francesco senza un’apparente motivo e lui, dopo un po’ (un bel po’) è costretto a farsene una ragione. Come? Passeggiando in piazza S. Croce. Infatti nel film il regista Francesco Nuti per rappresentare il tempo e il dolore che passa ci fa vedere il suo Caruso che passeggia nel bel mezzo della piazza con sullo sfondo la basilica di S. Croce. A rivederla oggi, quasi trentanni dopo, la scena mantiene intatta tutta la sua freschezza e bellezza. Si vede il trascorrere delle stagioni come racchiuse in un giorno. Prima l’inverno, poi la primavera, l’estate, l’autunno e, infine, di nuovo l’inverno che si alternano con le luci dell’alba, del giorno, del tramonto, della sera e poi di nuovo dell’alba. Un anno racchiuso in un giorno. Il tempo fa il suo dovere, passa. All’inizio si vede piazza S. Croce innevata che si anima pian pianino intorno ad un caldarrostaio, poi un bel sole primaverile esplode in una piazza piena di baci e abbracci, di ragazzi e ragazze, di bici e fiori. In un bel tramonto estivo la piazza continua ad essere piena di baci e abbracci, di ragazzi e ragazze, di bici e fiori… e di gelati. In una serata piovosa dove le uniche luci accese son quelle delle rificolone finisce il giorno e l’estate. Il sole fa il suo giro e ci riconsegna la piazza all’alba di un nuovo giorno dove gli spazzini spazzano e i piccioni la rifanno. Lì dentro alla piazza, in mezzo alla folla c’è sempre Caruso che accompagna i suoi nuovi amori con il racconto della voce fuori campo. Il dolore, così come il tempo, fa il suo dovere, passa.

Qualche anno dopo a qualche chilometro di distanza più a nord anche un attore inglese, tal Hugh Grant nel film Notting Hill, elabora il lutto della fine di un amore passeggiando. Sullo sfondo non c’è la Firenze di piazza S. Croce, ma la Londra di Portobello road e del suo mercato. Lui nel film si fa chiamare William Thacker. La lei in questione è Anna Scott, ma nella vita reale si fa chiamare Julia Roberts. Evidentemente le passeggiate sono una terapia più proficua di un normale e banalissimo chiodo schiaccia chiodo. William passeggia triste per tutto l’anno nel mercato. Si leva e si mette la giacchetta, piove, c’è il sole, la madonna coglie un fiore e lui continua a passeggiare. Triste! 

Alla fine delle loro passeggiate in entrambi i casi c’è il lieto fine ad accoglierli. Anche perché a pensarci bene in entrambi i casi l’inizio delle storie d’amore è surreale, ma bello.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.