BaconFu davvero un bell’impatto contro il Grande Artista che, per misteriose ragioni, aveva un cognome che ricordava una colazione all’inglese, mentre in realtà era di origini irlandesi, cosa che gli procurava non pochi guai alla frontiera quando tentava di attraversarla tenendo in mano una tavolozza con i colori dell’irish stew: stufato di montone cotto con cipolle, patate, prezzemoloe timo. Mancavano le uova fritte, forse, da accoppiare al Bacon, e il piatto sarebbe stato perfetto! Ma Francis non era affatto piatto!
Secondogenito di Anthony Edward Mortimer Bacon e Christina Winifred Loxley Firth, Francis Bacon aveva in realtà una testa tonda.
Uscii dal solito wormhole, urlando come un matto! Mi ero appena svegliato da un incubo terribile! Avevo sognato di essermi reincarnato in Papa Innocenzo X quando piombai proprio nello studio di Bacon, rovesciando a terra tele e pennelli!
Fattostà che Bacon, in quei giorni si era intestardito a ripetere l’Opera di Velázquez quando, con il mio arrivo, rovinai tutto il dipinto (come potete vedere qui sotto) strisciandovi sopra con le mie ciabatte a coniglietto.
Inaudito fu l’urlo di Bacon, quasi quanto il mio, causato però dall’urto dei miei stinchi contro un cavalletto d’ebano massiccio che utilizzava come contrappeso al proprio “Io” d’Artista.
Era il 1953 e in realtà ero nato da appena un anno (i paradossi temporali sono per la verità contro-intuitivi e perciò mi limiterò a segnalare la data).
Quando mi rialzai tutto sporco di colori, Bacon mi guardò per qualche secondo con sguardo a lame rotanti poi scoppiò a ridere come un matto: mi offrì da bere e mi aiutò a riprendere un poco un aspetto decente.
Gli narrai come ero capitato lì e lui mi ascoltò attento. Poi mi chiese se potevo prestargli un attimo 200 sterline e il mio volto, così che potesse terminare l’opera che avevo rovinato strisciandovi sopra come una lavandaia che scivola nel fiume a primavera.
Le 200 sterline servivano per la lavanderia.
Io accettai volentieri (vi ero abituato o forse rassegnato) e così il grande Artista dal nome di un alimento (il bacon) mi fece uno scherzo che non potei perdonargli essendo egli morto a Madrid nel 1992, pare mentre tentava di attraversare la strada bendato con fette di pancetta sugli occhi (questa ricostruzione dei fatti pare fantasiosa e vi invito a prenderla con le molle).
Egli mi promise che quell’opera nella quale aveva inserito il mio volto, sarebbe stata esposta al “Des Moines Art Center”di Des_Moines, in Iowa.
Ovviamente mentì.
Quando in un successivo salto spazio-temporale capitai da quelle parti, vi trovai sì, il ritratto di Innocenzo X tutto rovinato, ma senza il mio volto sopra!
Giurai così di rovinagli tutte le opere ma questo, bizzarramente, determinò il successo per il quale mi ringraziò caldamente. Egli infatti sognava di divenire l’Artista del millennio e quasi ci riuscì grazie a me!
Mi ritirai con una gastrite da stress per qualche tempo in Uruguay, ma anche questa notizia pare essere infondata. Fui avvistato infatti in Tibet ma senza calzini adatti.
Il resto è leggenda.

Francis Bacon-r
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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.